REGGIO EMILIA - TEREZIN  2016

KZ Ravensbrück - il lago
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Povere anime

28.02.2016 |
Classe 4C Liceo Moro

In Germania si parla di Sterbehilfe.
L'eutanasia: letteralmente “buona morte”. Che cosa c'è di buono nel procurare intenzionalmente la morte di una persona?
Oggigiorno il dibattito su questo argomento è assai acceso: c'è chi è fermamente convinto che sia un dovere porre fine alle sofferenze di un individuo con la morte e chi invece non può proprio sopportare il fatto di sprecare un gioiello come la vita, sebbene appartenga ad altri.
Ma per un tedesco odierno eutanasia è sinonimo di nazional-socialismo.
Pirna: una cittadina di quasi 40 mila anime della Germania ricordata per le criminali vicende avvenute tra il 1940-41 nel castello di Sonnenstein.
All'epoca interi camion di “malati” venivano trasportati in questa fortezza, carichi delle speranze dei familiari che sognavano di rivederli tornare guariti. Ciò che avveniva non era però guarigione: i pazienti erano convinti di andare a farsi una doccia, in realtà furono ingannati, poiché ciò che sembrava un bagno era una camera a gas.

Si parla tanto di Auschwitz, ma è strano immaginare che questa perfetta macchina di morte sia stata ideata altrove, a Pirna, nel castello di Sonnenstein, non da un gruppo di SS senza scrupoli, ma da un gruppo di medici specializzati nel trattamento delle malattie mentali.
I nostri piedi hanno calpestato lo stesso terreno dove sono state cosparse le ceneri di queste povere anime. I nostri occhi hanno visto ciò che i loro videro per l'ultima volta. Ora ciò che rimane è il silenzio. Chissà cosa udirono loro.
La morte veniva freddamente registrata dai medici, che osservavano le “vittime” da una piccola finestra di vetro, con l'intento di studiare il loro comportamento. Oggi possiamo solo immaginarcelo visto che le registrazioni sono andate perdute. Forse alcuni se lo aspettavano e non reagirono, forse altri si ribellarono e lottarono fino all'ultimo, aggrappandosi alla vita.

Perché tutto ciò? Come può un uomo guardare in modo così freddo la morte di un altro uomo? Sicuramente qualcuno sapeva, ma ha preferito non parlare, chi al suo posto non l'avrebbe fatto.

  •  L'intervento dei ragazzi del Moro alla commemorazione a Lidice (foto di Andrea Mainardi)
    L'intervento dei ragazzi del Moro alla commemorazione a Lidice (foto di Andrea Mainardi)