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    <title>27 febbraio</title>
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    <title>Rispetto</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Eleonora Ferrari - 4C Liceo Moro&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;div&gt;Non ho nulla da dire, nulla che non sia stato, almeno in parte, già detto o scritto. La mia potrebbe essere agghiacciante superficialità, ma credo, spero, che il motivo principale sia un senso di rispetto che mi auguro di non vantare invano. Cosa potrei scrivere io più di chi ha vissuto tutto questo? Patetiche elucubrazioni su quanto possa essere stato terribile, senza nemmeno poterlo immaginare.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Dovrei cercare una risposta alla domanda che ogni cosa qui grida con disperazione, dagli alberi alle pietre, &amp;quot;perché&amp;ldquo;? Eppure, sempre forse per questa mia stupida superficialità, il motivo mi sembra così evidente: non un mostro, ma una delle radici più antiche e solide dell&amp;#39;umanità, della nostra umanità, nata con l&amp;#39;uomo, mai estirpata, forse eterna. Lo so, ho scritto di non avere nulla da dire e tutte queste parole sembrano affermare il contrario, eppure effettivamente non ho detto nulla, nulla che ogni uomo nel suo intimo non conosca già, nulla che non abbia mai sperimentato escludendo qualcuno di diverso. So anche che non si è trattato solo di battute infelici o sguardi feroci.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;raquo; &amp;nbsp;vero, un uomo era a capo di tutto, ma può un uomo solo fare tutto questo? Ce ne sono voluti migliaia, e non demoni dell&amp;#39;inferno: medici, ingegneri, &amp;quot;persone per bene&amp;quot;... ecco, è svanito in poche righe tutto il mio rispetto, rispetto per le mani che hanno scritto veramente con il cuore, per mani che hanno pensato a ciò che è accaduto più di qualche giorno in gita e qualche ora a scuola, per questo mi scuso e concludo, prima di negare definitivamente tutto ciò che inizialmente mi sono virtuosamente riproposta, e qualcosa dirò: l&amp;#39;uomo è sempre, intimamente lo stesso, e una serie di sfortunati eventi e coincidenze può rivelare quella natura oscura che in parte lo anima, oggi come allora.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/eleonora_ferrari_moro.jpg&quot; title=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, febbraio 2015&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-406-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/eleonora_ferrari_moro.jpg&quot; width=&quot;1000&quot; height=&quot;1500&quot; alt=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, febbraio 2015&quot; title=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, febbraio 2015&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Tue, 17 Mar 2015 14:22:02 +0000</pubDate>
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    <title>Uno schiaffo</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Enola Franceschini – 4D Istituto Zanelli &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;La visita al campo di sterminio di Auschwitz Birkenau è stata, sotto certi aspetti, una sorpresa, per me. Gli incontri che hanno preceduto il viaggio, i racconti di chi aveva già visitato il campo e le conoscenze storiche che avevo dell&amp;#39;accaduto avevano fatto sì che, nella mia mente, si andasse a generare una chiara idea di come sarebbe stato il tutto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi ero preparata agli stabili angusti e tetri, ai racconti agghiaccianti, alle immagini crude, avevo messo in conto la tristezza, l&amp;#39;angoscia, perfino la nausea, ma non mi ero preparata all&amp;#39;orrore. Ripensando alla visita non ho dubbi sul fatto che sia stata proprio questa l&amp;#39;emozione prima tra tutte.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Auschwitz non è reale... ma lì, dentro al campo di concentramento, l&amp;#39;evidenza non si può negare, il passato non si può insabbiare e non ci si può &amp;ldquo;girare dall&amp;#39;altra parte&amp;rdquo;, perché l&amp;#39;orrore si estende per chilometri: la meticolosa progettazione dello sterminio di milioni di persone ti circonda. Mentre osservi ti ritrovi con un unico pensiero: com&amp;#39;è possibile che una mente umana abbia, anche solo, potuto immaginare a un qualcosa di simile? I deportati di Auschwitz non sono solo stati uccisi, sono stati torturati, privati della libertà e della dignità, ciò è a mio parere molto peggio della morte stessa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Auschwitz Birkenau ci &amp;ldquo;schiaffeggia&amp;rdquo; con immagini e racconti crudi che rimangono indelebili nelle nostre memorie, smuovono le nostre coscienze e ci lasciano la consapevolezza che l&amp;#39;uomo può rivelarsi peggiore dei mostri ed è nostro dovere non dimenticare per impedire che in futuro possa riaccadere.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/img_8643_01.jpg&quot; title=&quot;Lettura ad Auschwitz-Birkenau, foto di Federica Ferro&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-352-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/img_8643_01.jpg&quot; width=&quot;1300&quot; height=&quot;867&quot; alt=&quot;Lettura ad Auschwitz-Birkenau, foto di Federica Ferro&quot; title=&quot;Lettura ad Auschwitz-Birkenau, foto di Federica Ferro&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 17:21:05 +0000</pubDate>
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    <title>Siamo diversi?</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Ilaria Motta – 4F Istituto Zanelli&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Crediamo di essere diversi dalle persone vissute 70 anni fa. La società si è trasformata, è vero, ma vedo ancora molta ipocrisia, che nei momenti di difficoltà è pronta a trasformarsi in odio. Persone contro le quali sacrifichiamo la frustrazione e le colpe della nostra passività sociale, perché è più facile far pagare agli altri il prezzo dei nostri errori e chiudere gli occhi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/img_8646_01.jpg&quot; title=&quot;In visita ad Auschwitz-Birkenau, foto di Federica Ferro&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-351-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/img_8646_01.jpg&quot; width=&quot;1300&quot; height=&quot;867&quot; alt=&quot;In visita ad Auschwitz-Birkenau, foto di Federica Ferro&quot; title=&quot;In visita ad Auschwitz-Birkenau, foto di Federica Ferro&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 17:18:31 +0000</pubDate>
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    <title>Erano Uomini</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Reachel Bertani - 4D Istituto Zanelli&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Il genere umano è capace di grandi atrocità penso che sia stato dimostrato numerose volte nel corso della storia. Per questo la mattina della visita pensavo che niente mi avrebbe stupito, in fondo avevo già sentito molti racconti, visto molte foto, ma nulla di tutto questo sarebbe mai stato in grado di prepararmi a ciò che ho visto in quelle stanze. Capelli, vestiti, scarpe, oggetti per noi oggi dati per scontati, come pettini, spazzole, occhiali. Vedere dal vivo tutto questo, per la prima volta mi ha fatto rendere conto, di ciò che è veramente successo in quel luogo. Ora ho varcato anche io quei cancelli, gli stessi cancelli che più di 70 anni fa almeno 1 milione di persone ha varcato per l&amp;#39;ultima volta. Un piede oltre quei cancelli e ho capito che tutte quelle persone erano ancora lì, intrappolati per sempre in quell&amp;#39;inferno travestito da paradiso. Ho sentito la loro presenza, ma non come qualcosa di soprannaturale, io ho sentito il peso della loro memoria conservata intatta. Memoria che grazie a tutti noi durerà per sempre, rimanendo come monito per l&amp;#39;eternità. Quelle stanze erano impregnate di emozioni e sentimenti. Girando per quelle stanze,dentro di me c&amp;#39;erano un miscuglio di emozioni, la più forte non è stata la pena o la tristezza, ma la vergogna.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La consapevolezza che a fare tutto questo, a privare della vita, ma soprattutto cancellare la dignità di milioni di persone, esattamente identiche a me o a chiunque di noi, siamo stati proprio noi. Penso sia indispensabile ricordare che i nazisti non erano alieni, ma uomini, uomini proprio come ognuno di noi. Uomini che hanno fatto vergognare i loro simili, con le loro mostruose azioni, ebbene sì, io provo un&amp;#39;immensa vergogna. Nonostante quello che ho visto non riesco ancora a capacitarmi di ciò che è capace di fare l&amp;#39;uomo, di cos&amp;#39;erano capaci di fare i nazisti. Penso che tutti noi che siamo qui e che stiamo partecipando a questo viaggio della memoria, abbiamo il dovere, ma soprattutto il diritto di ricordare questi orribili fatti, non solo per noi, ma anche per coloro che verranno dopo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/80_01.jpg&quot; title=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, 27 febbraio 2015; foto di Andrea Mainardi&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-350-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/80_01.jpg&quot; width=&quot;1000&quot; height=&quot;1500&quot; alt=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, 27 febbraio 2015; foto di Andrea Mainardi&quot; title=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, 27 febbraio 2015; foto di Andrea Mainardi&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 15:04:39 +0000</pubDate>
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    <title>Il ruolo del passato</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Valeria Iacomini 4F – Zanelli&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Ho visitato il campo di Auschwitz &amp;ndash; Birkenau e Auschwitz 1, posso affermare che solo osservando, toccando o annusando non si può percepire granché. Ho calpestato quei suoli con degli scarponi, non ho neanche la minima idea che suono facciano i piedi nudi contro la terra, oppure come sia il sapore del sangue, l&amp;#39;odore della polvere da sparo. Non ho nemmeno bisogno di statistiche, perché un numero così vasto di persone non posso figurarmelo. Posso solamente ripercorrere il cammino da loro svolto, far scorrere le dita sul legno dei loro letti, o porte di prigionia. E so che la mia immaginazione non rende giustizia alle loro grida, disperazione, sudore e sangue.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Concludo il mio viaggio con la mente piena di memorie, perché più persone vengono sensibilizzate, più la storia tende a non ripetersi. È proprio questo il ruolo del passato: evitare gli errori, perciò sensibilizzatevi tutti, evitate di lamentarvi e ignorare l&amp;#39;accaduto, tanto meno non dare il giusti peso ad esso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/img_2664_01.jpg&quot; title=&quot;Visita ad Auschwitz 1, foto di Andrea Mainardi&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-349-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/img_2664_01.jpg&quot; width=&quot;867&quot; height=&quot;1300&quot; alt=&quot;Visita ad Auschwitz 1, foto di Andrea Mainardi&quot; title=&quot;Visita ad Auschwitz 1, foto di Andrea Mainardi&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 15:02:41 +0000</pubDate>
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    <title>39 punti</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Irene Patria - 4D Istituto Zanelli&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Dopo la visita ad Auschwitz ho sentito il bisogno di non perdere niente di questa esperienza così ho iniziato a scrivere tutte le cose che avevo visto e che mi avevano colpita per poterle imprimere indelebilmente nella mia memoria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;1. Prima delle camere a gas venivano invitati a lasciare le proprie cose in ordine per trovarle più facilmente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;2. L&amp;#39;80% dei deportati che arrivano al campo venivano condotti subito alle camere a gas, gli altri erano considerati abili al lavoro e andavano nei campi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;3. Solo tra Auschwitz 1 e 2 c&amp;#39;erano 5 camere a gas&lt;/p&gt;&lt;p&gt;4. Il campo è immenso&lt;/p&gt;&lt;p&gt;5. il tatuaggio veniva fatto solo nel campo di Auschwitz&lt;/p&gt;&lt;p&gt;6. venivano fatti degli esperimenti su bambini, soprattutto sui gemelli, da un &amp;ldquo;medico&amp;rdquo; tedesco&lt;/p&gt;&lt;p&gt;7. un altro presunto &amp;ldquo;medico&amp;rdquo; faceva degli esperimenti sulle donne per trovare un efficace metodo di sterilizzazione di massa&lt;/p&gt;&lt;p&gt;8. ai prigionieri era consentito di recarsi ai servizi igienici solo solo 2 volte al giorno&lt;/p&gt;&lt;p&gt;9. chi sopravviveva alla prima selezione veniva rasato, spogliato, lavato e rivestito con il &amp;ldquo;pigiama a righe&amp;rdquo; venendo deriso e maltrattato&lt;/p&gt;&lt;p&gt;10. erano spesso gli stessi prigionieri ad essere obbligati a torturare i propri compagni&lt;/p&gt;&lt;p&gt;11. dormivano anche 10 o più per branda&lt;/p&gt;&lt;p&gt;12. una stanza piena di capelli rasati ai deportati con cui venivano fatti i tessuti&lt;/p&gt;&lt;p&gt;13. vetrina con i vestiti di bambini&lt;/p&gt;&lt;p&gt;14. due stanze immense piene di scarpe ed erano solo una piccola parte&lt;/p&gt;&lt;p&gt;15. le ceneri gettate nelle pozze d&amp;#39;acqua&lt;/p&gt;&lt;p&gt;16. graffi sui muri della camera a gas&lt;/p&gt;&lt;p&gt;17. celle 90x90 con una presa d&amp;#39;aria 5x5 dove venivano chiuse 4/5 persone per volta&lt;/p&gt;&lt;p&gt;18. una montagna di occhiali&lt;/p&gt;&lt;p&gt;19. impiccagione del capo del campo nel suo stesso campo&lt;/p&gt;&lt;p&gt;20. il capo del campo aveva 5 figli, viveva di fianco al campo&lt;/p&gt;&lt;p&gt;21. lista numerica dei morti&lt;/p&gt;&lt;p&gt;22. lista delle donne morte&lt;/p&gt;&lt;p&gt;23. il terreno era argilloso e capitava che delle donne morissero di soffocare nelle pozze di fango perché inciampavano e non avevano le forse di rialzarsi&lt;/p&gt;&lt;p&gt;24. i &amp;ldquo;medici&amp;rdquo; dopo i loro esperimenti facevano uccedere l&amp;#39;&amp;rdquo;oggetto&amp;rdquo; dei loro studi per poter effettuare delle biopsie&lt;/p&gt;&lt;p&gt;25. i tedeschi si arricchivano con le ricchezze degli ebrei&lt;/p&gt;&lt;p&gt;26. ......era uno spietato assassino tedesco preso dai carceri capace di fracassare la testa a un uomo perché aveva un dente d&amp;#39;oro&lt;/p&gt;&lt;p&gt;27. ci furono rivolte anche fatte dalle donne e coloro che venivano identificati come i deboli, per questo non volevano si sapesse cosa facevano al campo&lt;/p&gt;&lt;p&gt;28. una madre si trovava costretta a scegliere tra la propria via e i loro figli&lt;/p&gt;&lt;p&gt;29. i neonati portati nel campo venivano immediatamente uccisi o gettati con le feci mentre le madri continuavano a lavorare&lt;/p&gt;&lt;p&gt;30. si sopravviveva al massimo per 6 mesi nel campo&lt;/p&gt;&lt;p&gt;31. venivano privati di ogni briciolo di dignità: spogliati, portati ad odiarsi , c&amp;#39;erano impiccagioni di massa di fronte a tutti&lt;/p&gt;&lt;p&gt;32. i detenuti marciavano a ritmo di musica quando si recavano e tornavano dal lavoro&lt;/p&gt;&lt;p&gt;33. ogni cosa impedisse la loro possibilità di lavorare era una condanna a morte&lt;/p&gt;&lt;p&gt;34. c&amp;#39;erano episodi di cannibalismo da tanto che erano affamati&lt;/p&gt;&lt;p&gt;35. mangiavano la terra per riempirsi lo stomaco&lt;/p&gt;&lt;p&gt;36. c&amp;#39;erano dei ragazzi incaricati di disfarsi dei corpi dei loro compagni&lt;/p&gt;&lt;p&gt;37. porta sigarette fatto di pelle umana&lt;/p&gt;&lt;p&gt;38. libro con i nomi di parte dei morti&lt;/p&gt;&lt;p&gt;39. il folle artefice era sostenuto da una folla immensa di persone.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/img_2546_01.jpg&quot; title=&quot;Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-348-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/img_2546_01.jpg&quot; width=&quot;867&quot; height=&quot;1300&quot; alt=&quot;Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; title=&quot;Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 14:55:42 +0000</pubDate>
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    <title>Jaddy was here</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/diario-di-viaggio/primo-turno/27-febbraio/jaddy-was-here</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Asia Barbieri – 4T Istituto Motti&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Chiunque entri nel campo degli uomini di Auschwitz II-Birkenau può trovare Jaddy.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Jaddy si trova nella terza baracca, sul lato sinistro, su una delle travi portanti; lo si potrà vedere inciso contro il legno scuro, spiccherà chiaro contro i colori spenti di quella che è stata la casa, la stalla delle migliaia degli uomini a cui non è stato concessa la vita &amp;ndash; tutti gli uomini che hanno subito la decisione finale.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&amp;ldquo;Jaddy was here&amp;rdquo; è un graffito lasciato da un visitatore la cui identità non è nota; non è nulla di realmente degno di nota, nemmeno lontanamente paragonabile alle centinaia di scritte che riempiono le pareti delle capanne del campo delle donne, ed è proprio per questo che è ben più rilevante nella sua banalità. La stessa banalità che ha permesso un senso di estraneazione inconscio ma palpabile davanti alla tragedia umana, risultando nella categorizzazione del dolore e della follia e dell&amp;rsquo;ingegno umano.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;L&amp;rsquo;immagine che abbiamo del Grande Dittatore, il quadro che abbiamo dipinto nello scenario collettivo di Adolf Hitler, è quella di qualcuno che si avvicina all&amp;rsquo;idea di uomo ma che la ripugna, che dalla sua scrivania decretava l&amp;rsquo;eliminazione di una categoria storicamente non gradita alla Germania alla ricerca di un ideale che lui stesso non rappresentava. E rifiutiamo la semplice constatazione che lui stesso era tanto uomo quanto potrebbe esserlo un nostro familiare; non ricordiamo le foto che lo ritraggono con un volto sorridente o in compagnia di amici. Come società abbiamo standardizzato e dato una forma appropriata alla malvagità &amp;ndash; ma non al dolore.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;I negazionisti sono esistiti fin da quando la realtà della soluzione finale ha visto la luce; non si esita a definirli tanto pazzi quanto coloro che hanno permesso che ciò avvenisse. Tuttavia il rifiuto ha più sfaccettature di quella palesata dall&amp;rsquo;odio. Il rifiuto è l&amp;rsquo;incredulità.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;L&amp;rsquo;incredulità è l&amp;rsquo;incapacità di dare un nome, un volto ed una storia ai milioni di persone le cui vite sono state strappate da uomini non differenti da loro, uomini che di diverso dalle vittime avevano solo un nome ed una divisa; è l&amp;rsquo;estraniarsi davanti a ciò che resta delle camere a gas e dei forni crematori, guardando troppo rapidamente i cumuli di scarpe dietro le vetrine e le tonnellate di ciocche di capelli conservate dietro ad un vetro. Ciò che è Auschwitz davanti agli occhi di un turista scade nell&amp;rsquo;ovvietà di un semplice museo, e di null&amp;rsquo;altro. Ciò che rappresenta viene ridotto ad una foto davanti al cancello che ha significato inferno per un intero popolo, seguita da un pranzo ad un ristorante.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La mancanza di reazione è la malattia di colui che è incapace di relazionarsi con un passato non sgradito, ma che bensì fallisce nel provocare empatia &amp;ndash; ed un sentimento di distacco tale non può che implicare una noncuranza, una scontatezza nelle riflessioni che porta all&amp;rsquo;annullamento dello primario motivo dell&amp;rsquo;esistenza della testimonianza. Il puro disinteresse è esso stesso negazionismo; una sottile ma concreta dimostrazione dell&amp;rsquo;indifferenza verso il dramma umano, che si trasforma in nient&amp;rsquo;altro che puro materiale didattico, freddo quanto la voce di coloro che hanno urlato per far sentire la propria voce.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Voce che scompare nello stesso momento in cui non viene ascoltata.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Uomini e donne che si sono visti strappati dalla dignità della vita stessa giacché essa non era considerabile tale, la mera sopravvivenza paragonabile a quella di un carro per il bestiame; uomini e donne che si sono visti strappati del ricordo di sé; uomini e donne che hanno gridato nel nome di una memoria che è stata martoriata dal disinteresse per il passato.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;E forse, quando camminando sulla banchina di Auschwitz II-Birkenau, quando guarderà quell&amp;rsquo;unico vagone merci, Jaddy saprà di essere stato lì; ma tutti gli altri &amp;ndash; anche loro erano stati lì.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;right&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/97_01.jpg&quot; title=&quot;La banchina ad Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-347-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/97_01.jpg&quot; width=&quot;1000&quot; height=&quot;1500&quot; alt=&quot;La banchina ad Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; title=&quot;La banchina ad Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 14:42:41 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Un prezzo</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Daria Aleexeva - 4E Istituto Russell Guastalla&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Penso ai deportati che camminavano nel fango; i loro piedi, come i miei, che affondavano nel fango, nudi. Mai più sarebbero stati puliti. Si sente la morte qua.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nella baracca sento odore di legno, di freddo, di chiuso. Lo stesso che i deportati erano costretti a sentire ogni qualvolta si trovavano al loro interno. È una baracca dove ci sono lavandini per lavarsi, lavandini senza acqua posizionati per conservare l&amp;#39;apparenza del luogo idilliaco propostoli. Tratti in inganno da promesse di lavoro, case o semplicemente libertà di vivere in un posto dove non eran perseguitati, dove potevano rendersi utili. Un inganno che ha costato 6 milioni di vittime, 1 milione solo ad Auschwitz. Oltre ai lavandini vedo le latrine che non sono altro che buchi in un rialzo di cemento distanziati l&amp;#39;uno dall&amp;#39;altro per 30 cm. Non v&amp;#39;era un acquedotto e queste fosse dove confluivano i bisogni di tutti dovevano essere svuotate a mano, di persona. Per ironia della sorte un lavoro disgustoso era considerato il migliore, privilegiato. Il vantaggio era poter stare all&amp;#39;interno di una baracca, evitando il vento, il freddo. L&amp;#39;odore era nauseabondo e le SS non vi entravano così permettevano ai lavoratori di essere più liberi, di fare i propri bisogni ogni qualvolta lo desiderassero; ciò non era permesso a tutti, che erano costretti a sottostare a orari precisi e spesso nemmeno veniva loro concesso di fare i loro bisogni. Fuori le mura della baracca era vietato e i deportati erano costretti a defecare su loro stessi, impregnando i pigiami di sudiciume. Dov&amp;#39;è la dignità di queste persone? Persa, rubata.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Cammino nella baracca, lì dove uomini sono stati trasformati in bestie, dove i corpi deperivano, secondo dopo secondo in cui i secondi sembravano ore. Dove non sapevi quando saresti stato maltrattato, picchiato, fucilato, ucciso, costretto ad uccidere o ad essere una cavia per esperimenti o ancora ad assistere alle crudeltà inflitte ai compagni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Respiro, respiro questo odore che mi pare insopportabile. Subisco quest&amp;#39;energia malinconica. Perché? Perché tutta questa crudeltà? Perché uomini infliggevano male ad altri uomini? Perché uomini ammazzavano altri uomini? Questione di razza? O stupidità, IGNORANZA?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Come sopravvivere al freddo, semi nudi, con la temperatura sotto zero di inverno, o il caldo insopportabile d&amp;#39;estate? La moneta era un pezzo di pane usato come strumento di cambio: per allontanarsi dal secchio dei bisogni, per avvicinarsi a una stufa che funzionava una volta ogni tanto con un secchio di carbone promesso, ma non sempre dato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Senza pavimento, fango fino al ginocchio, dormienti senza riposo. Sporchi. Disagio. Stalle per cavalli. Cammino sui sassi e mi fanno male i piedi, e i deportati scalzi? È forse il male minore. E quando la sconfitta è alla porta, 12000 persone al giorno, 12000 cuori smettevano di battere. Uccisi, gasati e bruciati.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un segreto, un segreto di morte portato sul cuore, ma quale cuore potrebbe custodire un segreto così? Perché uccidere e non salvare? Perché considerare diversi uomini da uomini? Bugie per deportare, per negare, calmare, evitare il panico.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nessuna razionalità, solo fortuna. Se così si può chiamare. Fortuna di vivere ancora ed essere maltrattati? O fortuna di morire prima di subire una vita in cui deperivi in poco tempo e morire soffrente? Due strade, una vita, una morte; apparentemente. Era solo questione di utilità a tempo determinato. Due strade, una per la morte, l&amp;#39;altra per la morte. Due strade, stesso fine.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Rovine di forni, che trasformarono un milione di ebrei in cenere. Strumento di morte, ora solo rovine. Mi congela la mano a scrivere, penso ai deportati costretti a lavorare con questo freddo sul corpo, 9-12 ore. La mia mano al freddo lo è da solo 20 minuti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Docce che non erano docce, sotto terra per sotterrare le urla. E i cadaveri trasportati da altri prigionieri. Un padre poteva vedere il figlio morto, o il figlio il padre, la madre. Non ci si poteva ribellare. Le condizioni non lo permettevano, ma si rischiava, rubare un pane, un pacchetto di sigarette, una bottiglia di vino, per corrompere, per un boccone in più, per un boccone di vita, un giorno in più di vita, un giorno in più di sofferenza, un giorno in più. Si trasportavano i corpi, in silenzio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il lavoro non garantiva MAI la vita. Ogni pretesto poteva essere usato per uccidere o punire. 70000 persone uscivano dal campo per lavorare fuori. Si contavano i prigionieri e dovevano tornare tutti, vivi o morti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si dava un prezzo alle persone, ma una persona può avere un prezzo??? Una persona trattata come cavia da laboratorio, un oggetto da utilizzare come si voleva, un oggetto a cui fare ciò che più di inimmaginabile si voleva. Bambole in mano a marionettisti senza morale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L&amp;#39;intenzione non poteva essere solo lo sterminio, perché non uccidere senza sofferenza? Sembra un gioco, scegliere il modo in cui far uccidere una persona come fosse scegliere la caramella più buona, la soddisfazione nel vedere lentamente scomparire una vita. Giocattoli. Catalogati come pezzi, non persone.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Stare in questi blocchi, guardare fuori dalla finestra e vedere altri blocchi, recinzioni, filo spuntato ci si sente chiusi, prigionieri. Pensare a quel che era questo posto 70 anni fa, sul posto in cui sono in piedi ora, corpi morti o torturati, sporchi, topi, pidocchi. Sembra tanto cambiato questo posto ma la sensazione che si prova è di colpevolezza, colpevolezza ingiustificata, come gli ebrei che potevamo sentirsi in colpa solo per il fatto di essere nati ebrei e che ora erano costretti alla morte.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La morte di una razza, un genocidio, può essere spiegato. Ma la crudeltà con cui è stato messo in atto, la disumanità da cosa può essere giustificata? Camminare passare stare nel luogo dove la vita veniva strappata, gas, docce, forni. Cadaveri trattati come fosse immondizia. È questo ciò di cui il genere umano è capace? È questo che è l&amp;#39;uomo? Come si può pretendere che l&amp;#39;uomo si comporti &amp;quot;bene&amp;quot; con tutto il resto quando non sa comportarsi con se stesso?? La crudeltà non può essere giustificata. La disumanità non può essere giustificata.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sapere, conoscere, per non ripetere. Ma non c&amp;#39;è certezza che non si ripeta, non ve n&amp;#39;è alcuna; anzi, si sta già ripetendo. Giorno dopo giorno quanti uomini muoiono in guerra, o per mano di un altro individuo, omicidio. Continuerà a ripetersi!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La crudeltà è dentro l&amp;#39;animo umano e non si riuscirà mai ad estirparla. Abbiamo il potere di fare tutto, ma non siamo consapevoli delle nostre azioni, non siamo coscienti pienamente di ciò che facciamo, di ciò che possiamo fare, di ciò siamo in grado di fare. La Bibbia cita una frase in cui esplica che l&amp;#39;uomo stesso si distruggerà con le proprie mani; purché possa essere considerata una fonte non totalmente attendibile, in quanto religiosa e non scientifica, predice ciò che sarà perché sarà! Più acquisisce potere, conoscenza, sapienza meglio saprà come distruggersi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;quot;[...] e odiamo in essa il sogno demente di grandezza dei nostri padroni, il loro disprezzo di Dio e degli uomini, di noi uomini. [...]&amp;quot;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;quot;[...] e noi siamo gli schiavi degli schiavi, a cui tutti possono comandare [...]&amp;quot;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Primo Levi, Se questo è un uomo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/99_01.jpg&quot; title=&quot;Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-346-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/99_01.jpg&quot; width=&quot;1500&quot; height=&quot;1000&quot; alt=&quot;Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; title=&quot;Auschwitz-Birkenau, foto di Andrea Mainardi&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 14:39:54 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Ho pensato alla mia vita</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Yasmine Salmi  - 4D Istituto Zanelli&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Mi chiamo Yasmine, sono una ragazza di diciassette anni che vive la sua vita liberamente, con i suoi cari, andando a scuola e facendo ciò che si fa nell&amp;rsquo;età adolescenziale. Spesso alla mia età si dimentica di pensare a quei fatti avvenuti precedentemente, e che, comunque sia, hanno portato all&amp;rsquo;oggi e ci si pensa solamente nel momento in cui qualcuno arriva a parlarne: sentirlo a scuola, per telegiornale, dai familiari, da associazioni, magari perché è una ricorrenza&amp;hellip;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ecco tra questi eventi c&amp;rsquo;è proprio la Seconda guerra mondiale. Talvolta mi capita di pensare a ciò che è stato e di provare a ragionarci su, ma il tutto arriva a concludersi in maniera superficiale. Devo dire che in questo giornata per la prima volta ho avuto l&amp;rsquo;occasione di approfondire e, in parte, di viverlo. Grazie a Istoreco ho avuto l&amp;rsquo;occasione di andare a visitare i campi di concentramento e di sterminio KL AUSCHWITZ e AUSCHWITZ-BIRKENAU.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il momento in cui sono andata nel campo di sterminio, il momento in cui mi trovavo tra le due banchine del treno e nel luogo in cui avveniva la cosiddetta selezione da parte del dottor Mengele è stato sorprendente. Mai mi sarei aspettata di vivere emozioni così forti. Mentre la nostra guida ci parlava e ci faceva percorrere la via, ci spiegava di come le persone considerate &amp;ldquo;inabili al lavoro&amp;rdquo; dovessero percorrere questa stessa strada per arrivare alle camere a gas. Io in quel momento mi sono immedesimata in loro, ovviamente in parte perché solo chi lo ha vissuto può sapere ciò che è stato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Durante quel momento mi sono chiesta come e perché io sarei dovuta morire, senza aver fatto nulla, come le persone stesse dovevano sentirsi essendo consapevoli che nel giro di minuti o qualche ora sarebbero dovuti andare incontro alla morte. Io in quel momento mi son sentita persa, ho pensato a tutta la mia famiglia, agli amici, a come io sarei stata staccata da ciò che per me è tutto. Ho pensato alla mia vita, a ciò che ho fatto e che avrei potuto fare, a come io avrei dovuto abbandonare tutto, a come fosse ingiusto e inspiegabile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tutte quelle persone, anziani, uomini, donne o bambini che fossero non si meritavano questo.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;Sono passati ormai 70 anni e sono trascorse due generazioni dalla fine della fatidica &amp;ldquo;Seconda Guerra Mondiale&amp;rdquo;, ma sono passati gli anni e le persone, non i fatti accaduti, quelli no, resteranno lì per sempre e ci devono restare per evitare che accada un&amp;rsquo;ulteriore volta, resteranno per NON DIMENTICARE!&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/30_01.jpg&quot; title=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, 27 febbraio 2015; foto di Andrea Mainardi&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-345-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/30_01.jpg&quot; width=&quot;1500&quot; height=&quot;1000&quot; alt=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, 27 febbraio 2015; foto di Andrea Mainardi&quot; title=&quot;Commemorazione ad Auschwitz-Birkenau, 27 febbraio 2015; foto di Andrea Mainardi&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 14:37:21 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Troppi zeri</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/diario-di-viaggio/primo-turno/27-febbraio/troppi-zeri</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Mattia Manzotti - 4F Istituto Zanelli&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;div&gt;Devo dire che prima di venire qui mi ero preparato al peggio, per quanto sia possibile visto che al peggio pare non ci sia mai fine.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Credevo di arrivare preparato alle emozioni che avrei potuto provare, credevo di vedere la rotaia di Birkenau, di passare sotto la scritta &amp;quot;ARBEIT MACHT FREI&amp;quot; Di Auschwitz e di vedere le camere a gas non dico senza tristezza, ma neanche provando quel senso di vuoto allo stomaco che da molti ho sentito dire... E ad esseri sinceri quel senso di vuoto, tristezza e malinconia non l&amp;#39;ho provato, o meglio non l&amp;#39;ho provato fino al momento in cui ho visto le due tonnellate di capelli esposte nel museo di Auschwitz.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lì ho davvero capito l&amp;#39;altrocitá di quel genocidio, questo si che mi ha colpito, cosí tanti capelli... Cosí tante vite... E ancora di piú colpisce il fatto che quelle due tonnellate esposte altro non sono che una piccolissima frazione del totale.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Sei milioni di morti, un numero inimmaginabile, troppi zeri, troppo difficile da quantificare per la mente umana, troppo difficile da comprendere.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma quei capelli, quei capelli rendono, in un modo differente rispetto ai classici numeri in cifre, il concetto di una quantitá cosí enorme.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Una quantitá su cui bisogna riflettere... C&amp;#39;é qualcuno che puó annoverarsi il diritto di considerare gli altri inferiori? C&amp;#39;é qualcuno che puó decidere se un popolo é degno o meno di stare su questa terra?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;So dell&amp;#39;esistenza su un muro di Auschwitz della frase &amp;quot;se dio esiste, dovrá chiedermi perdono&amp;quot;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Personalmente ritengo che non siano i tedeschi, i nazisti o i fascisti ma gli uomini tutti a dover chiedere scusa.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Una scusa che ha radici nel passato ma che é proiettata verso il futuro, perché bisogna smettere di pensare che lo straniero sia diverso.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Bisogna evadere dalla convinzione del diverso come sinonimo di pericoloso.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;É una falsa analogia che si é involontariamente annidata nelle nostre menti, dobbiamo ricordarci che il progresso passa sempre attraverso l&amp;#39;integrazione.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La storia stessa insegna che i periodi piú bui sono quelli sono quelli di maggior intolleranza.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma forse in questo caso, se proprio si deve parlare di razze ce n&amp;#39;è una che é stata superiore ad un&amp;#39;altra, perché questi uomini sporchi, magri da non sembrare umani, senza piú la forza di la forza di parlare, senza piú pensieri negli occhi vuoti, rimanevano comunque piú umani dei loro carnefici.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ricorderó per sempre questa esperienza che tanto mi ha colpito, mi ha fatto riflettere e mi ha fatto comprendere.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ora capisco pienamente il significato di questo viaggio.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Capisco che é un&amp;#39;esperienza che tutti dovrebbero provare, una storia che tutti dovrebbero conoscere affinché la tragedia non si ripeta... Per non dimenticare.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/95_01.jpg&quot; title=&quot;Monumento ad Auschwitz-Birkenau, foto: Andrea Mainardi&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-344-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/95_01.jpg&quot; width=&quot;1500&quot; height=&quot;1000&quot; alt=&quot;Monumento ad Auschwitz-Birkenau, foto: Andrea Mainardi&quot; title=&quot;Monumento ad Auschwitz-Birkenau, foto: Andrea Mainardi&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 14:31:27 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Libertà</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/diario-di-viaggio/primo-turno/27-febbraio/libert</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Giada Pasquali - 4E Istituto Russell Guastalla&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/giada-russell-testo_e_foto_insieme.jpg&quot; style=&quot;width: 600px; height: 600px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 14:25:43 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Presenze eccezionali</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/diario-di-viaggio/primo-turno/27-febbraio/presenze-eccezionali</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Serena Musardo e Elisabetta Villa - 4AL Liceo Corso Correggio&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Whoever saves one life, saves the world entire &amp;nbsp;(Talmud)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Chiunque salvi una vita salva il mondo intero e quei bambini quasi ignari di quel che gli succedeva intorno, ora sono presenze eccezionali che ci aiutano continuamente a non dimenticare.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/presenze_eccezionali.jpg&quot; title=&quot;Particolare dell&amp;#039;esposizione presso il Block 27, Auschwitz 1&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-342-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/presenze_eccezionali.jpg&quot; width=&quot;1469&quot; height=&quot;979&quot; alt=&quot;Particolare dell&amp;#039;esposizione presso il Block 27, Auschwitz 1&quot; title=&quot;Particolare dell&amp;#039;esposizione presso il Block 27, Auschwitz 1&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 14:23:00 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Il degrado dell&#039;umanità </title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Ilaria Ferrari e Francesco Dallari - Liceo Moro 4A &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Questo viaggio ci ha portati in una realtà impensabile, inimmaginabile: mentre camminavamo fra le rovine di Birkenau non riuscivamo a credere che proprio lì pochi anni fa si sia raggiunto il degrado dell&amp;rsquo;umanità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E&amp;rsquo; difficile riuscire per noi giovani pensarlo, specialmente oggi, dato che i media ci bombardano continuamente con realtà false e vuote, spesso distraendoci da ciò che realmente è la storia passata, cioè le nostre origini.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Conoscere ciò che è stato ci permette di progettare il futuro, mentre abbandonare il ricordo della Shoah ci esporrebbe al rischio di perdere di nuovo la nostra umanità, che è in fondo la sola cosa che ci ha permesso, nel corso dei secoli, di allontanarci dal baratro della follia. Grazie quindi ad Istoreco perché ogni anno offre agli studenti reggiani questa esperienza estremamente educativa. &amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/ilaria-francesco_moro4_a.jpg&quot; title=&quot;Visita presso la &amp;quot;Judenrampe&amp;quot; di Auschwitz-Birkenau&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-341-9zVczFvX_1k&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/ilaria-francesco_moro4_a.jpg&quot; width=&quot;1300&quot; height=&quot;867&quot; alt=&quot;Visita presso la &amp;quot;Judenrampe&amp;quot; di Auschwitz-Birkenau&quot; title=&quot;Visita presso la &amp;quot;Judenrampe&amp;quot; di Auschwitz-Birkenau&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 Mar 2015 14:17:43 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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