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    <title>08 marzo</title>
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    <title>Per non dimenticare.</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Rebecca Kimberley Dennison della IIC, Liceo Ariosto, Reggio Emilia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;Cammino eppure ogni passo è doloroso, straziante; il rumore provocato dai miei passi è insopportabile; guardo a terra e una distesa di facce urlanti mi guarda con occhi vuoti e al tempo stesso pieni di angoscia.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;Cosa fare? Tornare indietro? Eppure la guida ci ha detto di proseguire, di arrivare fino in fondo al corridoio perché solo così avremmo capito. So soltanto che non vedo l&amp;rsquo;ora di uscire da lì, di smettere di calpestare quei visi grandi e piccoli. Vorrei poterli aiutare e liberarmi da quel senso di colpa che mi pervade&amp;hellip;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;Ovunque mi giro tutte quelle bocche aperte sembrano gridarmi: &amp;ldquo;cosa pensi di fare? Non puoi continuare a calpestarci senza ritegno&amp;rdquo;, ma cosa potrei fare d&amp;#39;altronde? Il passato rimane tale e non si può fare nulla per cambiarlo, non posso aiutare quelle persone perché ormai non ci sono più, svanite nel nulla a causa della mente perversa di uomini, che hanno voluto annullare l&amp;rsquo;esistenza di milioni di persone.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/foglie_morte.png&quot; style=&quot;height: 533px; width: 400px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;&lt;em style=&quot;text-align: -webkit-right;&quot;&gt;Foto: &amp;ldquo;Foglie morte&amp;rdquo;, Museo ebraico di Berlino&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;&amp;ldquo;Foglie morte&amp;rdquo; così si chiama la stanza dove sono state disposte queste facce di ferro semi-arruginite, opera dell&amp;rsquo;artista israeliano Menashe Kadishman.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;Ci troviamo all&amp;rsquo;interno del Museo ebraico di Berlino e sembra di essere in un mondo parallelo. Sono pervasa da un&amp;rsquo;ondata di emozioni che non riesco a contenere, eppure pensavo che mi sarei sentita così solo durante la visita al campo di concentramento. Invece, circondata da foto in bianco e nero che mostrano le vicende terribili degli anni dell&amp;rsquo;Olocausto, mi rendo conto del livello di disumanità a cui l&amp;rsquo;uomo si è voluto spingere.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;La maggior parte delle foto e delle storie che si possono leggere riguardano vite di ebrei e lettere in cui la speranza non vuole lasciare spazio alla resa.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;La guida ci fa attraversare lunghi corridoi bianchi e camminando lungo &lt;em&gt;l&amp;rsquo;asse dell&amp;rsquo;Esilio &lt;/em&gt;giungiamo al &lt;em&gt;Giardino dell&amp;rsquo;Esilio&lt;/em&gt;. Oltre alla stanza delle &amp;ldquo;Foglie cadute&amp;rdquo; anche il Giardino dell&amp;rsquo;Esilio mi ha lasciato una sensazione di straniamento e di disagio. Il giardino posto nella superficie esterna del museo è composto da 49 colonne di 6 metri; il visitatore è invitato ha passare tra queste colonne in solitudine e a riconoscere le emozioni che scaturiscono da questa esperienza: paura, smarrimento, mancanza di equilibro e panico &amp;hellip; Libeskind, architetto del museo, ha reso intenzionalmente il luogo tale da destare nello spettatore tutti questi stati d&amp;rsquo;animo facendolo sentire sopraffatto e in una sorta di apnea, di prigione, come se fosse in un grande labirinto in cui la via d&amp;rsquo;uscita è impossibile da raggiungere.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;Altro elemento sconvolgente riguarda tutti gli elementi che disposti attorno a quest&amp;rsquo;installazione hanno un valore simbolico molto vasto: il numero delle colonne serve a ricordare la data di nascita dello Stato di Israele, 1948, e un&amp;rsquo;altra colonna quella centrale rappresenta Berlino e presenta all&amp;rsquo;interno del terreno proveniente da Gerusalemme; gli alberi tutt&amp;rsquo;intorno rappresentano la pace e la speranza di un ritorno in patria. Lo spettatore prova - anche se su scala infinitamente ridotta - le stesse cose che hanno sopportato gli ebrei esiliati e senza più una propria patria.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;L&amp;rsquo;asse&lt;em&gt; della continuità&lt;/em&gt;, che rappresenta il permanere degli ebrei in Germania nonostante l&amp;#39;Olocausto e l&amp;#39;Esilio, è collegato ai due corridoi principali e la sua lunghezza è emblematica del periodo di attesa mista a speranza, paura e angoscia degli ebrei.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;Attraverso l&amp;rsquo;asse della continuità si arriva ad un altro corridoio: &lt;em&gt;l&amp;rsquo;asse dell&amp;rsquo;Olocausto&lt;/em&gt;. Senza dubbio però ciò che più mi ha sconvolto è stata la &lt;em&gt;Torre dell&amp;rsquo;Olocausto&lt;/em&gt;, raggiunta percorrendo proprio quest&amp;rsquo;asse. Si tratta di una stanza la cui porta è molto pesante e spessa, ma una volta dentro tutto il mondo sembra caderti addosso. Questo lo si percepisce non perché ci siano troppi oggetti o ricordi degli ebrei e delle loro sofferenze; al contrario la stanza è vuota, un vuoto rumoroso e assordante più delle lastre di metallo delle &amp;ldquo;Foglie cadute&amp;rdquo;. Un silenzio così forte e così intenso che subito comprendi: qui è dove sono finiti tutti gli ebrei uccisi, calpestati, umiliati e massacrati; dimenticati dall&amp;rsquo;umanità, morti per nulla e nel nulla finiti.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;Libeskind ha voluto essere certo che ciascun visitatore si portasse a casa la consapevolezza di ciò che è accaduto e del dovere che ognuno ha di non dimenticare per non ripetere, per ribellarsi alla disumanità. &amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/facciata_museo_ebraico.png&quot; style=&quot;height: 533px; width: 400px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt;&lt;i style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Foto: Facciata del Museo ebraico di Berlino&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 26 Mar 2014 10:33:57 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Un rumore angosciante</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Altea Gjergji della 4B, Istituto IIS Nobili, Reggio Emilia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Obiettivo dell&amp;#39;opera: dare voce alle persone che non hanno più voce e dare la possibilità alle vittime innocenti delle guerre, che sono morte, che non possono più protestare e urlare contro quello che è successo. E noi lo facciamo camminando su oltre diecimila volti/faccine di metallo... e camminandoci sopra il rumore che sentiamo è un rumore forte fastidioso e angosciante, perché appunto quello che sentiamo deve dar l&amp;rsquo;idea del grido delle persone che muoiono continuamente anche oggi nel mondo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/istituto_iis_nobili_classe_4b_moda_viaggio_della_memoria_2014.jpg&quot; style=&quot;width: 600px;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Thu, 13 Mar 2014 15:38:50 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Uccidiamo il male al suo nascere !</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Iacopo Predieri, Istituto Gobetti, Scandiano&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai ad essere buone o cattive.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Hannah Arendt&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il senso del viaggio della memoria non è &amp;quot;ricordare&amp;quot; ma farci capire che abbiamo il dovere di evitare che orrori del genere possano ripetersi e per farlo dobbiamo pensare e ragionare su ciascuno dei nostri gesti. Eliminando l&amp;#39;odio, il pregiudizio, la paura. Per dare vita a un mondo in cui finalmente davvero nessuno si senta inferiore dobbiamo iniziare smettendo di considerare noi stessi superiori.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Pensiamo prima di fare qualsiasi cosa, neanche le stesse SS si sentivano colpevoli perché si ritenevano solo &amp;quot;un piccolo ingranaggio di un grande meccanismo&amp;quot;, ma non è così: non siamo ingranaggi, ma persone. E prima di fare qualsiasi cosa dobbiamo pensare davvero se sia giusto o no. Non lasciamo che tutto questo possa riaccadere, uccidiamo il male al suo nascere, tutti noi possiamo e dobbiamo farlo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;h5&gt;&amp;nbsp;&lt;/h5&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/iacopo.jpg&quot; title=&quot;KZ Ravensbrück, forni crematori&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-266-m_4dNhfFvcg&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/iacopo.jpg&quot; width=&quot;752&quot; height=&quot;425&quot; alt=&quot;KZ Ravensbrück, forni crematori&quot; title=&quot;KZ Ravensbrück, forni crematori&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Thu, 13 Mar 2014 15:26:41 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Partire dal piccolo per arrivare al grande</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Ragazzi della 4F, Liceo Moro, Reggio Emilia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Per noi della quarta F del Liceo Moro questo percorso è stata un&amp;#39;esperienza intensa. Normalmente è complicato, quasi impossibile, arrivare a comprendere quello che è successo e dopo essere stati a Sachsenausen e nei vari musei abbiamo capito che la lotta di tutte queste persone, la sofferenza, i soprusi subiti e i sacrifici fatti non riusciremo mai ad immaginarli completamente , data la loro enormità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma anche se non arriveremo mai a capirlo del tutto, questo viaggio è stato utile e significativo, perché adesso anche noi potremo dare una mano a far sì che ciò non accada più, anche con piccole azioni. Queste sono importanti, perché anche le operazioni di sterminio sono partite dal piccolo per arrivare al grande.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Noi giovani non dobbiamo prendere per vero tutto ciò che ci viene detto, ma pensare con la nostra testa, e fare ciò che è giusto, anche se fosse necessario ribellarsi come hanno i ragazzi nostri coetanei della Resistenza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/raven.jpg&quot; title=&quot;Monumento presso il KZ Ravensbrück&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-265-m_4dNhfFvcg&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/raven.jpg&quot; width=&quot;720&quot; height=&quot;960&quot; alt=&quot;Monumento presso il KZ Ravensbrück&quot; title=&quot;Monumento presso il KZ Ravensbrück&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Thu, 13 Mar 2014 15:16:54 +0000</pubDate>
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