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    <title>2016</title>
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    <title>Il reportage della 4D del Liceo Spallanzani</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Febbraio 22-27, 2016 - a cura della classe IV D composta da Annovi Martina, Bosco Luca, Caselli Maria Marta, Colli Sofia, Davoli Niccolò, Giroldini Arianna, Gualdi Arianna, Guidetti Lisa, L&amp;rsquo;Abbadessa Alessandro, Martino Camilla, Medici Sara, Messori Anna, Munari Filippo, Rossi Sofia, Scaletti Ilaria, Tavaglione Saverio, Vezzani Dense, Vinceti Beatrice.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La classe IV D della sezione classica ha partecipato al secondo turno del viaggio della memoria organizzato da Istoreco.&lt;br /&gt;Questo è il racconto e il reportage fotografico della loro esperienza, che desiderano condividere con la scuola, facendo così propria la lezione di Erodoto, secondo cui gli accadimenti del passato vanno ricordati &amp;ldquo;affinché non sbiadiscano nel tempo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Praga&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Città dai mille volti, Praga è la sintesi di una realtà tecnologicamente avanzata e allo stesso tempo conservatrice di una cultura artistica unica.Le sue origini risalgono al XVI secolo e la città è stata testimone di eventi storici molto significativi. Considerata &amp;ldquo;città d&amp;rsquo;oro&amp;ldquo; fin dal Medioevo, il suo centro storico è stato riconosciuto patrimonio dell&amp;rsquo;umanità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La città si estende su entrambe le rive del fiume Moldava ed è costituita da 6 quartieri tra i quali i più celebri sono Mala Strana e Stare Mesto. Tra le attrazioni artistiche vi sono il Castello, la più grande fortezza medioevale del mondo, al cui interno si trova la splendida Cattedrale di San Vito, che nella parte neogotica contiene la celebre vetrata del più grande pittore liberty A. Mucha, il suggestivo Ponte Carlo, che è anche il simbolo della città, la Casa del Municipio che ospita concerti, mostre e caffè alla moda, la Torre delle polveri, la Piazza dell&amp;rsquo;orologio e la particolare nonché immensa Piazza Venceslao, teatro della famosa primavera di Praga, il museo Mucha.&lt;br /&gt;Insomma, una città eclettica, aperta e ospitale,&amp;nbsp;in cui ci si può immergere in un&amp;rsquo;atmosfera magica fra arte, storia, musica colta e di strada.&lt;br /&gt;Ogni angolo una storia importante, un ricordo in più da portare con sé.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;Vista dell’ingresso del Castello di Praga&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/vista_dellingresso_del_castello.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 281px&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;address&gt;Vista dell&amp;rsquo;ingresso del Castello&lt;/address&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;Una vista del fiume Moldava dal ponte che porta dal Castello alla Città Vecchia&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/una_vista_del_fiume_moldava_dal_ponte_che_porta_dal_castello_alla_citta_vecchia.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 253px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;address&gt;Una vista del fiume Moldava dal ponte che porta dal Castello alla Città Vecchia&lt;/address&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Terezin&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È mercoledì e oggi ci aspetta quella che forse è la meta principale del nostro viaggio, Terezin. Il luogo si divide in fortezza minore, che visitiamo al mattino, e fortezza maggiore, dove ci rechiamo nel pomeriggio. La fortezza minore nacque nel XVIII secolo a scopi difensivi, per poi essere utilizzata come carcere politico, quando durante la seconda guerra mondiale il luogo divenne un campo di concentramento.&lt;br /&gt;Davanti alla fortezza piccola si trova il cimitero nazionale, che ricorda i migliaia di corpi gettati nelle fosse comuni. Passata la soglia della fortezza, la guida ci accompagna ripercorrendo la strada che neanche 100 anni fa migliaia di ebrei percorsero camminando incontro alla morte.&lt;br /&gt;Tutto è silenzioso. È difficile immaginarsi le scene disumane che la guida ci racconta,così lontane da noi da sembrarci surreali. Eppure i muri di questi luoghi sembrano portare ancora i segni delle atrocità che hanno visto. Anche l&amp;#39;aria pare pesante a Terezin, come se fosse carica di tutta la morte e la tristezza che ha abitato questo posto e che ancora sembra appartenergli. Entriamo uno dopo l&amp;#39;altro in freddi dormitori dove non può che colpirci la povertà di quei letti a castello ammassati senza materassi o coperte. Continuando con il gelo fin nelle ossa, rabbrividivamo per la brutalità di ciò che avevamo davanti mentre entravamo nelle minuscole celle, dove furono rinchiusi per lo più prigionieri politici e dove chissà quante vite degne di vivere come noi, come tutti, hanno lasciato questo mondo per fame, freddo, sfinimento o semplicemente per un&amp;#39;immensa tristezza dovuta alla loro condizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Terezin non è solo questo; Terezin è anche grandi case con balconi, alberi, giardini e piscina dove potevano divertirsi le famiglie naziste&amp;nbsp; che controllavano e governavano il campo. Sì, da una parte quelle celle due metri per due in cui stavano 15 persone, e dall&amp;#39;altra la piscina e i giardini ordinati dei nazisti, affacciati proprio sulla via che i prigionieri percorrevano per arrivare alla collinetta dove avvenivano le esecuzioni. Questa è la fortezza minore di Terezin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel pomeriggio giungiamo alla Fortezza grande. Essa venne scelta dai nazisti verso la fine del 1941 come ghetto/campo di transito per tutti gli ebrei del territorio del cosiddetto &amp;quot;Protettorato di Boemia e Moravia&amp;quot; prima che si procedesse poi con una seconda deportazione verso i luoghi di sterminio nei territori dell&amp;#39;est. Al primo impatto, passeggiando tra le stradine del vecchio ghetto, non si avverte una sensazione di profonda tristezza e disgusto per l&amp;#39;atrocità della ferocia nazista come si poteva sentire nella fortezza minore. Questo perché ci troviamo in una piccola cittadina caratterizzata da edifici variopinti, alberi, una piazza, stradine che si intrecciano tra di loro...la sensazione di tristezza sale quando si vanno a notare i dettagli..il pezzo rimanente di rotaie di un treno, alcuni pali di recinzione attorno al quale si avvolgeva il filo spinato....poi visitiamo il museo e la tristezza sale ancora di più: in esso ci viene presentata com&amp;#39;era la vita degli ebrei all&amp;#39;interno di questo ghetto, relegati in stanze piccole, privati di molte libertà come vedere la propria moglie o il proprio figlio, privati di essere coloro che erano sempre stati nella loro vita, anche solo leggere, scrivere, studiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img alt=&quot;Terezin, omaggio di fiori&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/terezin_fiori.jpg&quot; style=&quot;width: 295px; height: 394px; float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;&quot; /&gt;Visitiamo poi il quartiere dove vivevano i bambini ebrei che erano stati portati nel ghetto, dove ha vissuto anche Helga Weissova, di cui ammiriamo i bellissimi disegni nel museo adiacente, dove è stata raccolta solo una parte di quelli che aveva fatto di nascosto durante la sua reclusione nel campo di concentramento.&lt;br /&gt;Poi in ricordo della morte dei bambini di quel quartiere visitiamo un altro museo, dedicato proprio a loro, a quelle vittime innocenti, dove scopriamo che essi avevano redatto dei giornalini segreti all&amp;rsquo;insaputa dei loro aguzzini per raccontare la vera vita del ghetto.&lt;br /&gt;La città non era dunque &amp;ldquo;la città che Hitler aveva donato agli ebrei&amp;rdquo; come la propaganda nazista voleva far credere, ma una prigione da cui ogni giorno partiva un treno stipato di persone per condurle direttamente ad Auschwitz.&lt;br /&gt;Noi ora lo sappiamo, ma a quel tempo tutto era stato sapientemente nascosto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Nel 1944, infatti, una delegazione della Croce rossa internazionale fece visita alla fortezza maggiore e per coprire la sporca verità i nazisti decisero di &amp;#39;&amp;#39;trasformare&amp;#39;&amp;#39; il ghetto per farlo apparire un campo gradevole e felice, con negozi (dove erano stati esposti per l&amp;rsquo;occasione oggetti appartenenti agli ebrei reclusi), un campo da gioco, biblioteche ecc.. Tutto &amp;#39;&amp;#39;andò per il meglio&amp;#39;&amp;#39; e così venne anche girato un film di propaganda, dove vennero ripresi i bambini che giocavano a pallone e che mangiavano gelati &amp;ldquo;gentilmente&amp;ldquo; offerti dalle SS.&lt;br /&gt;Ricordiamo però che tutti i bambini ripresi in quel falso documentario nel giro di qualche mese moriranno a casa Auschwitz, non se ne salverà nessuno.Con la piena consapevolezza delle mostruosità avvenute in quella città, ora deponiamo dei fiori bianchi nei luoghi che ci hanno maggiormente colpito, il filo spinato, il crematorio, i binari del treno&amp;hellip;. Ed ora andiamo via, lasciamo questo luogo, con i cuori appesantiti dal dolore e la mente piena di ricordi, perché per far rimanere vive quelle anime di Uomini Innocenti l&amp;#39;unica cosa che possiamo fare è ricordarli e mantenere viva la loro memoria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;Terezin, recinto&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/terezin_recinto.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 300px;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pirna&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;Pirna, croci colorate&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/pirna_crocicolor.jpg&quot; style=&quot;width: 400px; height: 500px; float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un luogo spesso dimenticato e poco considerato all&amp;#39;interno dello scenario di distruzione e disumanità della seconda guerra mondiale è Pirna, piccola cittadina tedesca sulle rive del fiume Elba, che ha subito in prima persona l&amp;#39;azione nazista nei confronti di coloro ritenuti mentalmente instabili o fisicamente disabili, considerati quindi di peso per la società, e per questo non meritevoli di vivere. Queste persone, che avrebbero dovuto essere curate e aiutate, sono state invece brutalmente uccise nell&amp;#39;ospedale psichiatrico di Sonnenstein: 17.000 circa le vittime dell&amp;#39;operazione di eutanasia che Hitler stesso ideò e battezzò con il nome di &amp;quot;operazione T4&amp;quot;.&lt;br /&gt;Personalmente ci siamo sentiti molto coinvolti nella drammaticità di questa vicenda, sia per il fatto che tra queste vittime abbiamo visto, attraverso le fotografie esposte in un settore del museo, i volti di numerosi nostri coetanei, sia perché questa visita è stata per noi una vera e propria scoperta, non essendone prima a conoscenza; appunto per questo ci siamo stupiti di come un luogo dove si sono consumati eventi di tale gravità e disumanità possa essere così poco noto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le croci colorate tracciate sulla strada che dal paese di Pirna conduce al Museo di Sonnestein ricordano le vittime dell&amp;rsquo;eutanasia nazista.&lt;br /&gt;17000 i disabili uccisi in un solo anno (1940-1941) nella camera a gas e nel crematorio dell&amp;rsquo;&amp;rdquo;ospedale&amp;rdquo;:quando i nazisti interruppero l&amp;rsquo;operazione T 4 perché troppo rischiosa in quanto l&amp;rsquo;opinione pubblica tedesca cominciò a fare domande, tutte le attrezzature furono trasportate e utilizzate nel campo di sterminio di Auschwitz, tranne il forno crematorio che probabilmente fu installato a Dachau.&lt;br /&gt;Pirna -Sonnestein è considerato infatti dagli storici una sorta di laboratorio, di prova generale dei nazisti dei successivi campi di sterminio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Operazione Anthropoid&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;Il monumento che a Praga ricorda il sacrificio dei paracadutisti cechi morti nell’attentato contro Heydrich.&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/il_monumento_che_a_praga_ricorda_il_sacrificio_dei_paracadutisti_cechi_morti_nellattentato_contro_heydrich.jpg&quot; style=&quot;width: 300px; height: 500px; float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;&quot; /&gt;Il 27 settembre 1941, a più di due anni dallo smembramento della Cecoslovacchia, il generale delle SS Reinhard Heydrich venne mandato a Praga quale responsabile comandante dei territori già cecoslovacchi occupati dal Reich, ovvero del cosiddetto Protettorato di Boemia e Moravia. Heydrich era stato inviato anche a seguito dell&amp;#39;insurrezione del popolo ceco del 28 ottobre 1939, per soffocare ogni possibile tentativo di resistenza da parte dei cechi. Il regime di terrore che instaurò gli valse l&amp;#39;appellativo di &amp;quot;Boia di Praga&amp;quot;, e le uccisioni indiscriminate che ne derivarono (sia di oppositori all&amp;#39;occupazione nazista, sia di cittadini innocenti) obbligarono il governo ceco in esilio a Londra a cercare di attuare una risposta militare mirata e di sicuro effetto. L&amp;#39;azione venne concordata tra il governo ceco, la resistenza nazionale e il governo inglese. La Royal Air Force (RAF) britannica addestrò dei paracadutisti cechi in Scozia dal 1941 per questa azione: il gruppo &amp;quot;Anthropoid&amp;quot;, composto dai caporalmaggiori Jan Kubiš e Jozef Gabčík, che aveva come obbiettivo l&amp;#39;eliminazione del generale delle SS Reinhard Heydrich, e anche il tenente Alfred Bartos, il caporalmaggiore Josef Valcik e l&amp;#39;appuntato Jiri Potucek, il cui compito era di supporto ad &amp;quot;Anthropoid&amp;quot; con spionaggio, attraverso la Resistenza Nazionale Ceca.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Successivamente a questo gruppo di paracadutisti arrivati nel Protettorato, ne furono paracadutati degli altri: il tenente Adolf Opálka, il sergente Jaroslav Svarc, il caporale Josef Bublic e il caporale Jan Hruby. Il gruppo &amp;quot;Anthropoid&amp;quot; venne paracadutato nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 1941. L&amp;#39;attentato ad Heydrich venne eseguito il 27 maggio 1942, nella curva della via Holesovickach, nella zona di Praga Libeň. Dopo un segnale convenuto, il caporalmaggiore Jozef Gabčík aveva provato a sparare con il mitra alla macchina di Heydrich che si stava avvicinando, ma il mitragliatore si inceppò. Allora il caporalmaggiore Jan Kubiš gettò una bomba a mano nell&amp;#39;auto del generale, ferendolo mortalmente. Reinhard Heydrich morì in ospedale il 4 giugno 1942 per setticemia dopo essere caduto in coma senza mai aver ripreso conoscenza.&lt;br /&gt;Il generale Kurt Daluege, che prese il posto di Heydrich, scatenò il terrore contro la popolazione. Fu annunciata una ricompensa di dieci milioni di corone a chi avesse aiutato a trovare gli esecutori dell&amp;#39;attentato e la pena di morte per coloro che avevano aiutato gli attentatori. Il giorno dopo i funerali di Heydrich il 9 giugno 1942, i tedeschi rasero al suolo il villaggio di Lidice per rappresaglia: fucilarono 199 uomini (173 uomini al villaggio e 26 a Praga), 95 bambini furono presi come prigionieri (81 di essi poi furono uccisi, solo 8 dati in adozione a famiglie tedesche, perché gli altri furono rifiutati in quanto non corrispondenti ai canoni estetici desiderati), mentre 195 donne furono immediatamente deportate nel campo di concentramento di Ravensbrück. Tutti gli adulti, sia uomini sia donne, nel villaggio di Ležáky furono uccisi. Entrambi i paesi furono dati alle fiamme e le rovine di Lidice livellate.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/la_mercedes-benz_320_su_cui_viaggiava_heydrich_dopo_lattentato_del_1942.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 320px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;address&gt;La Mercedes-Benz 320 su cui viaggiava Heydrich, dopo l&amp;#39;attentato del 1942&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/address&gt;&lt;p&gt;Prima di eseguire l&amp;#39;attentato, ci si era chiesto dove i paracadutisti potessero nascondersi. A ciò doveva pensare Petr Fafek, che lavorava nella lega contro la tubercolosi. Nello stesso ufficio lavorava Jan Sonneved, capo del Consiglio della Chiesa Ortodossa di Cirillo e Metodio di via Resslova, a Praga. Fafek chiese a Sonerei dove poteva nascondere i paracadutisti. Tutti pensavano fosse compito della Resistenza nazionale Ceca. Parlando con il prete ortodosso Vladimir Petrek, seppero che c&amp;#39;era una catacomba all&amp;#39;interno della chiesa di San Cirillo e Metodio, e attraverso una persona in contatto con i paracadutisti, Jan Zelenka-Hajsky, decisero di rifugiarli nella catacomba.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/la_chiesa_in_cui_si_rifugiarono_gli_attentatori_di_heydrich.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 375px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;address&gt;La chiesa in cui si rifugiarono gli attentatori di Heydrich&lt;/address&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Tutti si prestarono ad aiutare i paracadutisti: il prete superiore Vaclav Cikl, il sacrestano Vaclav Ornest e il vescovo Gorazd Matej Pavlik, anche se questi ultimi seppero molto tempo dopo che erano riparati nella catacomba. Ma la pressione del terrore a cui fu sottoposta la città fu tale, che uno dei paracadutisti tra gli ultimi arrivati, Karel Čurda tradì. Egli non era a conoscenza del rifugio nella catacomba, ma confessò diversi altri dettagli, sufficienti a consentire ai tedeschi di risalire alla chiesa dove erano nascosti. Il 18 giugno 1942, due battaglioni di SS (tra cui 360 SS di Praga), circondarono la chiesa, scontrandosi con i sette paracadutisti alle 2:00 di notte. Gli ordini erano quelli di catturarli vivi. Opalka, Kubis e Bublik si difesero fino alle 7:00 di mattina, per salvare gli altri quattro nascosti nella catacomba. Perirono tutti e tre, ma i tedeschi si accorsero del rifugio nella catacomba riprendendo quindi l&amp;#39;assalto. I paracadutisti si difesero fino all&amp;#39;ultima pallottola, con la quale si suicidarono per non cadere vivi nelle mani dei tedeschi.&lt;br /&gt;Le famiglie di Vaclav Ornest (sacrestano), Vaclav Cikl (prete superiore), Jan Sonneved (capo del consiglio della chiesa ortodossa di Cirillo e Metodio) vennero deportate a Mauthausen insieme ad altre 254 persone, dove perirono. Il vescovo Gorazd venne torturato per tre mesi e poi condannato a morte in un processo- farsa insieme ai preti Cikl e Petrek e al signor Sonneved. Con questa azione venne azzerato il vertice della Chiesa ortodossa di Boemia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fa uno effetto terribile ripercorrere le tappe dell&amp;rsquo;operazione Anthropoid, si prova quel senso di ammirazione per i soldati che hanno combattuto il regime nazista con grande coraggio e determinazione, per amore della propria terra e della propria gente che era oppressa da una dominazione straniera e da un regime che privava delle libertà e, allo stesso tempo, un senso di sgomento per la rappresaglia che i nazisti attuarono a Praga e a Lidice. Pensare che un paese un giorno vive, respira, ride e che il giorno dopo non esista più perché è stato raso al suolo, i suoi uomini uccisi, le sue donne deportate e i suoi bambini &amp;ldquo;germanizzati&amp;rdquo; (pochi) o uccisi (quasi tutti) è disumano, va semplicemente contro ogni logica, ogni ragione, ogni sentimento umano.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/lidice_monumento_bambini.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 300px;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;opera che ricorda a Lidice i bambini uccisi nella rappresaglia nazista: i loro volti sono stati fedelmente ricostruiti sulla base delle testimonianze fotografiche. I bambini furono tutti gasati direttamente sui camion che in realtà avrebbero dovuto &amp;ldquo;solo&amp;rdquo; deportarli.&lt;br /&gt;Dal villaggio i nazisti portarono via persino le pietre e sul terreno versarono il sale.&lt;/p&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;In questa foto ci troviamo davanti al Centro di Pirna Sonnenstein, vicino a Dresda.&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/4d_pirna.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 300px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;address&gt;In questa foto ci troviamo davanti al Centro di Pirna Sonnenstein, vicino a Dresda.&lt;/address&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 04 May 2016 07:34:10 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Il discorso del viaggiatore della memoria Kim al 25 aprile reggiano</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Con grande orgoglio, vi presentiamo l&amp;rsquo;intervento di Kim Montruccoli, uno degli studenti del Viaggio 2016 a Praga, letto durante le commemorazioni per il 25 aprile in piazza a Reggio Emilia, a fianco del sindaco Luca Vecchi del Comune di Reggio nell&amp;#39;Emilia, del presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi,&amp;nbsp; del presidente del Senato Pietro Grasso, del presidente di ANPI Provinciale Reggio Emilia Ermete Fiaccadori, della presidente di Istoreco Simonetta Gilioli e delle autorità cittadine.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Buongiorno a tutti.&lt;br /&gt;Mi chiamo Kim Daniel Montruccoli, uno studente del Motti che ha partecipato al terzo turno del Viaggio Della Memoria 2016.&lt;br /&gt;Vorrei innanzitutto ringraziare Istoreco e tutti quelli che mi hanno permesso di essere qui sul palco a parlare delle mie esperienze, raccolte in un viaggio durato 5 giorni attraverso Praga, nella Repubblica Ceca, Terezin, Lidice e il Centro di Recupero per Malati Mentali a Pirna, Germania.&lt;br /&gt;Come potete vedere non sono uno studente diverso da qualsiasi altro. Vado a scuola, torno a casa, esco con gli amici&amp;hellip; tuttavia condivido un piccolo particolare con gli altri mille ragazzi che hanno fatto il viaggio con me: oggi sono un messaggero, un ragazzo che ha visto e vuole raccontare.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;L&amp;rsquo;opposto di amore non è l&amp;rsquo; odio ma l&amp;rsquo;indifferenza&amp;rdquo; scrive Elie Wiesel, scrittore americano sopravvissuto allo Shoah. Ed è con queste parole che oggi vi invito ad ascoltare, non dimenticare e raccontare, per tenere viva la fiamma della memoria.&lt;br /&gt;Inizio così parlandovi di Terezin, una città-fortezza che è stata usata come ghetto e primo campo di concentramento, divenuto in seguito un centro di stoccaggio per gli ebrei prima che venisse applicata la Soluzione Finale. Era stata pensata per contenere circa 3.000 persone ma i Nazisti &amp;ldquo;riuscirono&amp;rdquo; a farcene stare 30.000, dieci volte tanto. Attirati dalla falsa promessa di una città, una valuta e un governo loro, Terezin veniva mascherata al mondo come il Paradiso degli Ebrei, bugia rafforzata da un video di propaganda che li mostrava felici, come se avessero trovato il loro posto nel mondo. I giorni precedenti, oltre 7.500 ebrei &amp;ldquo;impresentabili&amp;rdquo; vennero deportati ad Auschwitz per fare posto e non far sembrare Terezin così affollata.&lt;br /&gt;Vi parlo poi di Lidice, la città&amp;hellip; il posto, che più mi è rimasto impresso. Parlo di posto perché, dopo l&amp;rsquo;attentato a Reinhard Heydrich (Capo delle SS, conosciuto come il Boia di Praga e creatore della Soluzione Finale) nel 27 Maggio 1941, i Nazisti cominciarono a cercare gli organizzatori e, dopo aver intercettato casualmente la lettera di un uomo di Lidice mandata alla propria amante che sosteneva di dover fuggire per aver fatto qualcosa di sbagliato, le SS e la Gestapo decisero di usare questa opportunità per mostrare la propria supremazia bellica, uccidendo tutti gli uomini della città nella loro confusione, deportando poi donne e bambini, tranne per pochi fortunati fanciulli che vennero scelti per la Germanizzazione, per poi smantellarla con gli esplosivi, pezzo per pezzo. Oggi Lidice non è altro che un vasto prato, contente le memorie di un intero villaggio a cui hanno strappato il futuro per un semplice malinteso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ed infine vi parlo del Centro di Recupero per Malati Mentali di Pirna. Con la finta scusa che erano gravemente malati e che erano deceduti per cause naturali, i pazienti del Centro di Recupero sono stati i primi a venir uccisi usando camere a gas e crematori, usati come silenziose cavie che nel loro terrore o nell&amp;#39;inconsapevolezza di essere prossimi alla morte, non hanno potuto fare altrimenti. Questo orrore è poi rimasto nascosto fino alla fine del conflitto nonostante non fosse nemmeno lontano dai centri abitati, e inoltre, vorrei farvi presente che la maggior parte della popolazione Tedesca era d&amp;#39;accordo all&amp;#39;eutanasia, considerando queste persone come &amp;ldquo;improduttivi parassiti dello Stato&amp;rdquo;... questo per farvi capire quanto l&amp;#39;indifferenza possa costare. Ed è per questo che io, e molti altri, siamo qui oggi per ricordarvelo. Queste cose non devono accadere mai più.&lt;br /&gt;Il 19 Aprile ho avuto l&amp;#39;onore e la fortuna di incontrare Avrham Aviel, Ebreo e partigiano Polacco sopravvissuto anche lui alla Shoah. Dopo il racconto della sua commovente storia su come abbia perso la famiglia a soli 13 anni per poi unirsi alla resistenza, gli ho chiesto di persona se aveva un messaggio da dirvi.&lt;br /&gt;Mi ha risposto che Reggio Emilia è una città fantastica, fra le migliori d&amp;#39;Italia poiché è stata centro della Resistenza contro il Nazi-Fascismo e perché, nonostante le morti, ha continuato a combattere fino all&amp;#39;ultimo qualcosa in cui credevano.&lt;br /&gt;Questo viaggio, iniziato con Helga Weissova una sopravvissuta di Terezin e che si è concluso con il Signor Avrham, mi hanno fatto capire che è importante combattere per il futuro, combattere affinché simili atrocità non si ripetano più. E&amp;#39; per questo che siamo qui oggi, è per questo che ogni anno festeggiamo il 25 aprile, lo onoriamo e non lo scordiamo. Tenere viva la fiamma della memoria è l&amp;#39;unico modo per combattere un nemico che alberga in tutti noi: l&amp;#39;indifferenza.&lt;br /&gt;Ascoltate, non dimenticate, raccontate. Parlate per chi non può farlo, ricordate per chi non ne ha più la forza.&lt;br /&gt;Impariamo dal passato per non fare gli stessi errori nel presente ed assicurarci un futuro migliore... perché il Futuro non si cancella.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 02 May 2016 08:37:07 +0000</pubDate>
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    <title>Pensieri e parole</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Un&amp;#39;ultima raccolta dei pensieri delle ragazze e dei ragazzi delle 5&amp;deg; dell&amp;#39;istituto Galvani Jodi a Praga sul pullman 20, realizzati anche in collaborazione con Francesco Benati di Rumoreweb &lt;a href=&quot;http://www.rumoreweb.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;www.rumoreweb.it&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;p&gt;Con questa esperienza pensavo di chiarirmi sul perché di questi fatti, ma nonostante le spiegazioni ascoltate e i luoghi visitati, non sono ancora riuscita a darmi una risposta e credo che non esista. &lt;em&gt;&lt;strong&gt;- Anna Ferraroni 5&amp;deg;D&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p&gt;Venire a Praga è stata l&amp;#39;esperienza più profonda che ho vissuto, vedere con i miei occhi i luoghi in cui tutto ha avuto un inizio ed una fine è stato come vivere in piccolo un pezzo di storia che ha completamente stravolto il mondo intero. Sono eternamente grataa ciò che ho potuto comprendere e non il pensiero razionale nazista di per sé eternamente malsano ha scatenato in me diverse riflessioni: un semplice pensiero può trasformarsi in una minaccia per il mondo intero. &lt;em&gt;&lt;strong&gt;- Irene Solazzo 5&amp;deg;E&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p&gt;E&amp;#39; stata un&amp;#39;esperienza forte che mi ha fatto provare disgusto. La sensazione che ho provato deriva da quello che è stato un atteggiamento disumano da parte di chi, invece, è, o meglio dovrebbe considerarsi, un nostro simile. E&amp;#39; importante per le prossime generazioni che vengano coinvolte in ciò che questa settimana ha travolto me. I miei figli sapranno e spero che il resto del mondo creda nello stesso importantissimo principio. - &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Andrea Esposito 5&amp;deg;E&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p&gt;Non avrei mai pensato che dal vivo mi colpisse così tanto, che mi entrasse quasi dalla pelle per poi raggiungere il cuore e farmi stare così male in quelle stanze dove anni fa poveri civili hanno perso la vita, persone che non avevano nessuna colpa. E&amp;#39; stato bellissimo entrare nei luoghi dove anni fa erano passati proprio loro, ma nello stesso momento provavo mille emozioni difficili da distinguere tra loro. - &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Kaur Inderpreet 5&amp;deg;D&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Io confesso il mio peccato, sono angosciato per la mia colpa&amp;rdquo; (salmo 38:18) Di che cosa viviamo? Perché viviamo? Io dico che viviamo per perdonare, perdonare ogni giorno, in ogni momento, perché solo così si può andare avanti e vivere. Questo lo hanno pensato anche gli ebrei, i quali hanno scritto il verso citato su una lapide di pietra esposta in una delle stanze dei forni crematori. Nonostante tutto quello che è successo, di come li hanno trattati, loro hanno comunque perdonato; chi è sopravvissuto è andato avanti senza voltarsi indietro, ma pensando al futuro: il loro futuro. Ma chi non ha perdonato sarà angosciato tutta la vita e non si potrà mai definire un uomo libero, ma uomo legato dalle sue stesse catene. - &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Federica Bozzi 5&amp;deg;E&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Thu, 10 Mar 2016 13:26:58 +0000</pubDate>
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    <title>Si inciampa</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Riflessioni a Praga di Adriano Arati, Istoreco&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;Si inciampa, a Praga come a Reggio. Si inciampa nella memoria, per fortuna. Uno dei principali progetti sulla memoria contemporanea seguito da Istoreco è quello sulle pietre d&amp;rsquo;inciampo, le piccole opere arte collettive ideate dall&amp;rsquo;artista tedesco Gunter Demnig.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;Cubi di ottone che emergono dall&amp;rsquo;asfalto, per far inciampare le persone che camminano e attirare la loro attenzione, posate nel luogo dove vittime del nazismo hanno vissuto liberamente per l&amp;rsquo;ultima volta. Resistenti, militanti politici, ebrei: l&amp;rsquo;intera Europa è disseminata di pietre d&amp;rsquo;inciampo. Dal 2015 sono anche a Reggio: 10 sistemate nel 2015 e 10 nel gennaio scorso, a Reggio, Correggio e Castelnovo Monti, dopo un percorso di studio curato da Istoreco​ con diverse classi del Viaggio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;Alcune di queste classi, quelle dell&amp;rsquo;istituto Mandela di Castelnovo Monti, sono arrivate a Praga a inizio marzo e di fronte al loro hotel nel cuore cittadino hanno avuto la prima sorpresa: tre pietre d&amp;rsquo;inciampo a una manciata di metri dall&amp;rsquo;ingresso dell&amp;rsquo;albergo. Praga è punteggiata di queste pietre, che ricordano ebrei e resistenti uccisi dai nazisti, e l&amp;rsquo;hotel del viaggio si trova in una zona purtroppo densa al riguardo, vicino allo splendido quartiere ebraico di Josefov.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;Una scoperta inaspettata per le ragazze e i ragazzi castelnovesi che nei mesi precedenti avevano conosciuto la storia di quattro loro concittadini catturati nell&amp;rsquo;ottobre 1944 in una grande retata e poi deportati in campi di lavoro in Germania. Qui la storia è diverse, tre persone di origine ebraica spedite a Riga, in Lettonia, per la &amp;ldquo;liquidazione&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;Vista la recente esperienza al riguardo, la classe del Mandela si è messa all&amp;rsquo;opera: le pietre erano sporche, e loro le hanno pulite, sistemate e omaggiate con un piccolo fiorellino bianco. Che di memoria si possa inciampare, in Appennino come nel selciato di una delle città più belle al mondo.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/si_inciampa_3.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 375px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/si_inciampa_4.jpg&quot; style=&quot;width: 500px; height: 375px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Sun, 06 Mar 2016 18:35:16 +0000</pubDate>
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    <title>I nomi dei luoghi</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;5G, Istituto Tricolore di Rivalta&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Lidice:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Vuoto, tristezza, desolazione&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Attesa di figli che non tornano&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La tua casa e il tuo paese distrutti&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ritornare a casa e non riuscire a parlare con tua madre&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Terezin:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Paese fantasma, desolazione, vuoto&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ultima possibilità di vita&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Passaggio per Auschwitz&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Morte&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se siamo qui è perché il progetto dei nazisti non è riuscito:&lt;br /&gt;Helga ha disegnato, ha lasciato un segno, ha raccontato la sua storia&lt;br /&gt;Maria, la testimone di Lidice ha ricordato la sua lingua e ha ricominciato a vivere&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ascoltare i testimoni ti fa capire che la storia è vicina e ha a che fare con noi&lt;br /&gt;La storia studiata sui libri sembra lontana ma venendo qui diventa vicina, è come se fosse accaduta ieri, è presente e viva&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Helga ha iniziato la sua testimonianza dicendo che mai avrebbe pensato di rivedere certe cose e invece oggi accende la televisione e le sembra che tutto stia accadendo di nuovo: mentre ascoltavamo il racconto di Lidice abbiamo pensato che anche oggi ci sono madri che devono abbandonare i bambini, persone che subiscono la guerra... come può un&amp;#39;ideologia influenzare così tante persone e portare a cose così assurde?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Qual è il nostro ruolo adesso? Cosa possiamo fare noi?&lt;br /&gt;Diffondere conoscenza, cambiare punto di vista&lt;br /&gt;Non dare per scontato diritti, famiglia, conquiste&lt;br /&gt;Cercare di adoperarci nel nostro piccolo perché la storia non fa parte del passato ma è in ognuno di noi&lt;br /&gt;Conoscere per riconoscere quando di nuovo accadono cose del genere &amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/i_nomi_dei_luoghi_2.jpg&quot; title=&quot;Quel che resta di Lidice&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-514-b7jkMqtXlCs&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/i_nomi_dei_luoghi_2.jpg&quot; width=&quot;1300&quot; height=&quot;975&quot; alt=&quot;Quel che resta di Lidice&quot; title=&quot;Quel che resta di Lidice&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field-item odd&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/i_nomi_dei_luoghi_1.jpg&quot; title=&quot;La fortezza piccola di Terezin&quot; class=&quot;colorbox&quot; rel=&quot;gallery-node-514-b7jkMqtXlCs&quot;&gt;&lt;img typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/i_nomi_dei_luoghi_1.jpg&quot; width=&quot;1300&quot; height=&quot;975&quot; alt=&quot;La fortezza piccola di Terezin&quot; title=&quot;La fortezza piccola di Terezin&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 02 Mar 2016 19:16:49 +0000</pubDate>
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    <title>Non possiamo fermarci al 1945</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/temi-sul-viaggio/non-possiamo-fermarci-al-1945</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Una riflessione di Andrea Incerti del Liceo Moro scritta il 28 gennaio 2016, che presentiamo al suo arrivo a Praga.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ieri si sono ricordati i 71 anni dall&amp;rsquo;apertura, ad opera della Armata rossa, dei cancelli del campo nazista di Auschwitz, il 27 Gennaio 1945.&lt;br /&gt;Non penso ci sia bisogno di ricordare l&amp;rsquo;importanza di questo &amp;ldquo;Giorno della Memoria&amp;rdquo;. Un&amp;rsquo;importanza che piega il tempo, un&amp;rsquo;importanza che vale per il passato, per il presente e anche per il futuro: proviamo pertanto a ricordare qui, oggi, brevemente, quanto è stato, cercando di non cadere nel banale, perché il 27 gennaio non può essere solo una giornata dedicata ad un ricordo passivo della Shoah, ma deve farci anzitutto riflettere su quanto accaduto prima e durante, e quanto succede anche oggi. Non possiamo fermarci al 1945. Di eccidi il mondo ne ha visti molti sia prima, sia dopo. La deportazione e lo sterminio degli ebrei &amp;ndash; ma non solo ebrei: non scordiamoci degli omosessuali, degli oppositori politici, dei menomati fisici e mentali, dei Rom, dei Sinti &amp;ndash; la deportazione e lo sterminio, dicevamo, ad opera dei nazi-fascisti, sia anche il simbolo di tutti i genocidi che la Storia ospita tra le pagine del suo grande libro. Non ricordiamoci solo della Shoah ma, assieme a lei, di tutti i crimini contro l&amp;rsquo;uomo, contro l&amp;rsquo;umanità, contro ognuno di noi. Crimini che trovano il loro vertice nell&amp;rsquo;Olocausto, per quantità di vittime e per vastità della follia organizzata.&lt;br /&gt;Anche l&amp;rsquo;Italia ha fatto la sua parte, sia come vittima &amp;ndash; si veda a questo proposito la questione delle Foibe - sia come carnefice. Si può ricordare qui, a titolo d&amp;rsquo;esempio, la Guerra di Etiopia, svoltasi tra 1935 e 1936, durante la quale non rinunciammo, il duce e noi, non rinunciammo a spruzzare il gas iprite (un gas molto tossico capace di condurre facilmente alla morte). Lo spruzzammo indifferentemente su soldati e su civili, civili che abitavano quella terra da tempo, erano, potremmo dire, autoctoni. Autoctoni, un vocabolo che oggi è molto in voga tra alcuni di noi, dai quali viene usato per definire una superiorità, vera o presunta... Ma non approfondiamo, perché deve sorgere una nuova era, nella quale non c&amp;rsquo;è più occhio per occhio, niente più dente per dente, nessuna vendetta. Se vogliamo fare un parallelo con il libro più venduto di sempre, ossia la Bibbia, diremmo che è ora di passare dalla morale dell&amp;rsquo;Antico alla morale del Nuovo Testamento: la legge del taglione rimpiazzata dalla legge di amore. Come sottolinea Brecht in una sua poesia, il difetto dell&amp;rsquo;uomo è questo: può pensare, pertanto non fermiamoci all&amp;rsquo;apparenza, ma scaviamo in profondità, sfruttiamo questo dono, che è l&amp;rsquo;intelletto. E&amp;rsquo; un percorso difficile, si sa, ma in palio c&amp;rsquo;è la conoscenza della Verità. La Verità con la V maiuscola. Ricordiamo quindi tutti i massacri fatti nel nome di un&amp;rsquo;idea o di una visione malsana che vede i diversi popoli come nemici, come rivali tra loro e non come fratelli (&amp;ldquo;Di che reggimento siete/fratelli?/Parola tremante/nella notte/Foglia appena nata.&amp;rdquo; Scriveva Ungaretti in occasione di un altro sterminio folle, ossia la prima Guerra Mondiale). Le vittime innocenti dei massacri di ogni tempo trovino oggi un momento nel quale essere ricordate. E&amp;rsquo; stata negata a loro la loro vita: concediamogli un minuto della nostra. Voglio concludere citando Etty Hillesum, scrittrice olandese morta il 30 novembre 1943 ad Auschwitz. Nel suo Diario (in Italia pubblicato da Adelphi), troviamo, in data 3 luglio 1943, queste parole molto significative: &amp;ldquo;A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;Eccoci qui, il 28 gennaio 2016. Come sarà il domani non lo sappiamo. Ma sappiamo che La memoria passa attraverso ognuno di noi ed è importante ricordare, perché solo così si potrà costruire un mondo migliore e perché siamo noi quelli chiamati a migliorarlo. Siamo noi gli artefici del futuro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 24 Feb 2016 21:46:17 +0000</pubDate>
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    <title>Commento al libro “HHhH”</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Valentina Lusuardi 4F del&amp;nbsp;Liceo Ariosto-Spallanzani&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Domenica scorsa, in data 14 febbraio, i nostri calendari segnavano l&amp;rsquo;anniversario della morte dei Santi Cecilio e Metodio, considerati martiri non solo dai cattolici, ma anche dagli ortodossi. Girando per la città di Praga è praticamente impossibile non imbattersi nella cattedrale a loro dedicata, resa affascinante non solo dalla sua chiara struttura architettonica che tende a lasciare l&amp;rsquo;osservatore senza fiato, ma anche dall&amp;rsquo;importanza sia religiosa che storica che ricopre nel panorama della fiabesca capitale.&lt;br /&gt;Infatti la gente, al giorno d&amp;rsquo;oggi, tende a dimenticare un&amp;rsquo;importante fetta di storia legata agli orrori e ai massacri commessi dai nazisti, quella fetta di storia che interessa molti paesi, come appunto l&amp;rsquo;ex Cecoslovacchia; ed è proprio in quella chiesa, nella sua cripta, che i due paracadutisti, il ceco Josef Gabcik e lo slovacco Jan Kubis, personaggi chiave dell&amp;rsquo;Operazione Antropoide, trovarono rifugio, per trascorrere le loro ultime ore prima di essere scovati e uccisi.&lt;br /&gt;Scopo di Laurent Binet è quindi aprire gli occhi al lettore, fornirgli questo materiale su cui riflettere, e narrare gli eventi legati all&amp;rsquo;operazione partendo dai primi anni di vita dell&amp;rsquo;uomo che proprio protagonista del libro non può dirsi, pur essendo il primo a venir presentato nella narrazione: Heydrich, la bestia bionda, capo dell&amp;rsquo;ufficio centrale per la sicurezza del Reich, è l&amp;rsquo;obiettivo della missione, l&amp;rsquo;uomo che i veri protagonisti della storia, i paracadutisti, hanno il compito di uccidere. L&amp;rsquo;autore spiega questo suo ritardo nel far apparire le due figure più importanti in scena, quasi a metà libro, come un intento a renderle più consistenti: è l&amp;rsquo;attesa ad aumentarne l&amp;rsquo;importanza, la loro breve ma fondamentale presenza a cambiare le sorti della capitale e dei suoi abitanti.&lt;br /&gt;Fin dalle prime pagine si può notare come la storia sia ricca di elementi tipici di un qualsiasi romanzo di guerra o semplicemente di azione: un sanguinoso cattivo, un manipolo di eroi, un infido traditore che vende i paracadutisti al Reich per un paio di milioni, passioni, guerra, morte, l&amp;rsquo;operazione che solo alla fine e per puro caso ha la conclusione desiderata, la suspence che ti cattura nelle ultime pagine del libro e ti lascia senza respiro con il suo ritmo incalzante di eventi. Elementi che estraniano la narrazione, che la allontanano dallo scopo principale che ha, quello di narrare fatti reali, accaduti veramente e nemmeno in anni troppo lontano dai nostri. Ed è per questo che Binet si preoccupa di far continui riferimenti, interrompendosi qua e là nel raccontare, alle fonti dalle quali attinge per ricostruire gli eventi e che ha passato la vita a cercare. Non esagera mai, non infiocchetta e abbellisce, o peggio ancora sporca e appesantisce, una storia che risulta essere già di sui piena di particolari, piena di elementi fondamentali per capire appieno la figura di Heydrich, il macchinoso e spietato &amp;ldquo;cervello di Himler&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;Sempre parlando di questa attenzione dello scrittore per i dettagli, verso la fine del libro si fa riferimento alle rappresaglie fatte dai nazisti subito dopo l&amp;rsquo;attentato alla limousine di Heydrich, che come scopo avevano vendicarsi e fare in modo che il popolo capisse chi davvero fosse a comandare. Tra le numerose viene posta l&amp;rsquo;attenzione del lettore sulla città di Lidice, luogo dove nessuna forma di pietà né di umanitarismo sembrò guidare i nazisti nello sterminio dei suoi abitanti. Il panorama che ci viene presentato è quello di un paesino tranquillo, lontano da qualsiasi guerra e ignaro di ciò che stava succedendo a Praga in quegli anni, che viene a un tratto invaso e completamente raso al suolo.&lt;br /&gt;La crudità, le poche parole con le quali l&amp;rsquo;autore cita l&amp;rsquo;evento ci fanno chiaramente percepire lo sgomento provato a Praga nei confronti della strage, sentimento che infatti spingerà un aiutante dei paracadutisti, che si erano rinchiusi nella cripta della chiesa dopo l&amp;rsquo;attentato per non essere presi, a svelare il loro nascondiglio e a porre fine alla loro resistenza. Resistenza sì, perché i due lotteranno fino all&amp;rsquo;ultimo per rimanere in vita, come del resto per portare a termine quell&amp;rsquo;operazione che si rivela difficile e piena di intoppi di ogni genere fin dall&amp;rsquo;inizio.&lt;br /&gt;E&amp;rsquo; strano come una piccola cittadina come ancora quella di Lidice porti in sé così tanta sofferenza, così tanta responsabilità di dover ricordare ciò che è successo; ricordare perché non si commettano gli stessi sbagli, perché non si precipiti nuovamente nell&amp;rsquo;ignoranza di saper uccidere, sì, ma di non saper dare una vera e sensata ragione all&amp;rsquo;atto stesso.&lt;br /&gt;Come scrive infatti l&amp;rsquo;autore, e come riesce poi a trasformare in realtà e a farci vivere i fatti ancora e ancora per mezzo delle sue parole &amp;ldquo;affinché qualcosa, qualsiasi cosa, resti nella memoria, bisogna anzitutto trasformarla in letteratura&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 24 Feb 2016 16:13:57 +0000</pubDate>
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    <title>Dalle foglie alle radici</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;La trasmissione della memoria dai giovani agli anziani.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La classe 5C del liceo Moro che parteciperà al Viaggio della Memoria 2016, ha preso parte ai primi tre incontri di formazione, con Matthias Durchfeld, Alessandra Kersevan e Helga Weissová e visitato la&amp;nbsp;mostra Disegna ciò che vedi.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le attività di preparazione hanno lasciato una impronta marcata nelle sensibilità degli studenti, che hanno cominciato a scrivere le loro impressioni dopo averne discusso in&amp;nbsp;classe.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Come una delle attività di elaborazione dopo il&amp;nbsp;viaggio,&amp;nbsp;gli studenti incontreranno gli ospiti di una o più case residenza di RETE (ora confluita nell&amp;#39; ASP Reggio Emilia Città delle Persone),&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;che hanno&amp;nbsp;vissuto l&amp;#39;esperienza della guerra, della occupazione nazi fascista dell&amp;#39;Italia e della resistenza;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;per gli studenti sarà l&amp;#39;occasione per raccontare cosa ha significato per loro questa esperienza e per una volta la&amp;nbsp;trasmissione della memoria sarà dai più giovani ai più anziani.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 17 Feb 2016 08:04:36 +0000</pubDate>
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    <title>Radio Rumore</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il futuro non si cancella, anzi, si tramanda anche grazie alla radio. Nel 2016 continua con sempre maggior forza la collaborazione fra Rumoreweb e i Viaggi della Memoria.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Con loro, anche un inviato della webradio Radio Rumore, Francesco Benati, che ha poi curato il laboratorio di rielaborazione dell&amp;#39;esperienza.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il risultato è questo programma, realizzato con le 5 D e E dell&amp;#39;istituto Galvani Jodi di Reggio Emilia, coordinate dalla prof. Veroni.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Ecco il loro racconto del Viaggio 2016.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://broadcaster-radio.unimore.it/wasp/programma_viaggio_2016.mp3&quot; style=&quot;font-family: Helvetica; font-size: 14px;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ascolta la trasmissione&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Buon ascolto e ricordate: il futuro non si cancella!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/lab_rumore_16.jpg&quot; style=&quot;width: 600px; height: 400px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Radio Rumore, la webradio dell&amp;rsquo;Università di Modena e Reggio Emilia, segue ogni anno il Viaggio della Memoria con un proprio inviato e poi lo racconta con programmi ad hoc.&lt;/p&gt;&lt;p wrap=&quot;&quot;&gt;Questo laboratorio si svolge nell&amp;#39;arco di una o due mattinate di lavoro nei locali dell&amp;#39;università in Viale Allegri, Reggio Emilia.&lt;br /&gt;Collettivamente si decide i temi e la scaletta del programma, si scelgono le canzoni e i contributi audio da utilizzare come testimonianza diretta, contributi registrati in precedenza durante il viaggio.&lt;br /&gt;Alla fine si crea la registrazione di un programma di un&amp;rsquo;ora sull&amp;rsquo;esperienza del Viaggio, i ricordi, le emozioni, le riflessioni: ai microfoni le ragazze e i ragazzi.&lt;br /&gt;Può partecipare tutta la classe o solo una parte.&lt;/p&gt;&lt;p wrap=&quot;&quot;&gt;Per prenotazioni o altre info:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;mailto:esteri@istoreco.re.it?subject=Laboratorio%20RadioRumore&quot;&gt;contatto&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 17 Feb 2016 07:59:21 +0000</pubDate>
 <dc:creator>admin</dc:creator>
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    <title>La storia in piazza - un laboratorio sulla toponomastica</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/elaborazione/laboratorio-toponomastica</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;A 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e dei regimi fascista e nazista, è sempre più difficile l&amp;#39;incontro con i testimoni diretti di quegli anni, fondamentali per accendere interesse e curiosità nei giovani studenti, i quali si trovano ad affrontare quel periodo unicamente su manuali scolastici, rischiando di non fare più differenza fra il Novecento e le altre epoche.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un modo per ricordare e tramandare biografie illustri è la titolazione delle vie e delle piazze. I cartelli stradali sono dei piccoli monumenti, sono un modo in cui una comunità sceglie persone e storie meritevoli per costruire una coscienza collettiva e un sistema di valori.&lt;br /&gt;Se i nomi delle vie rimangono però criptici e non comunicano più niente alle nuove generazioni, se quindi il messaggio resta incomprensibile in quanto non spiegato, lo scopo per cui si sono scelti determinati nomi e biografie da ricordare resta disatteso, e quel passaggio di contenuti e idee non si realizza.&lt;br /&gt;E&amp;#39; necessario quindi intervenire per ripristinare il dialogo fra il territorio e i suoi abitanti.&lt;br /&gt;Per questi motivi vorremmo cambiare alcuni cartelli stradali per renderli più chiari, aggiungendo informazioni sulle persone a cui è dedicata la via.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Modalità del laboratorio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il progetto è suddiviso in tre incontri:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;1) Il primo incontro:&lt;br /&gt;Descrizione delle vie scelte per il laboratorio. Mappatura, con il supporto di strumenti cartacei e di navigazione online, individuando i nomi delle vie, delle piazze ed eventuali targhe presenti.&lt;br /&gt;Ricerca e analisi dei fatti storici. Ricerca e analisi dei documenti d&amp;#39;archivio in merito alla scelta dei nomi a cui intitolare le strade&lt;/p&gt;&lt;p&gt;2. Il secondo incontro:&lt;br /&gt;a) Ricostruzione organica dei materiali e le informazioni raccolte&lt;br /&gt;b) Visita sul territorio. La visita avrà lo scopo di individuare i cartelli e le targhe nel loro contesto e per iniziare a sviluppare un&amp;#39;ipotesi di comunicazione per ri-narrare quanto scoperto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;3. Il terzo incontro:&lt;br /&gt;a) Sviluppo di possibili idee di &amp;ldquo;sottotitolazione&amp;rdquo;&lt;br /&gt;b) Produzione del nuovo cartello stradale&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tutor Istoreco: Alessandra Fontanesi&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Siete interessati? Per favore fatevi vivi a: &lt;u&gt;&lt;a href=&quot;mailto:esteri@istoreco.re.it&quot;&gt;esteri@istoreco.re.it&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 10 Feb 2016 09:41:52 +0000</pubDate>
 <dc:creator>admin</dc:creator>
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    <title>Pietre d&#039;inciampo: La bellezza del ricordo</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/elaboratione/temi-sul-viaggio/pietre-dinciampo-la-bellezza-del-ricordo</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;em&gt;di Eleonora Cagnolati, Tommaso Vezzani, Riccardo Pesare della VD Classico Ariosto&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Tenere in vita la storia di un ragazzo. E&amp;rsquo; questo il progetto di ISTORECO con cui quest&amp;rsquo;anno si è voluto mantenere un contratto con il passato. L&amp;rsquo;iniziativa &amp;ldquo;Pietre d&amp;rsquo;inciampo&amp;rdquo; permette, a studenti come noi, di avere la possibilità di ricostruire la storia di vittime della Shoah, nostri concittadini. L&amp;rsquo;iniziativa parte da lontano: l&amp;rsquo;artista berlinese Gunter Demnig crea sampietrini ricoperti d&amp;rsquo;ottone che portano incisi il nome, la data di nascita e di morte della vittima che si vuole ricordare. Davanti alla casa dove risiedeva la vittima verrà posta la pietra d&amp;rsquo;inciampo. Lo scopo di questa iniziativa è infatti &amp;ldquo;farci inciampare&amp;rdquo; nel drammatico passato che ha coinvolto anche la nostra città.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il progetto firmato ISTORECO offre la possibilità&amp;nbsp;di &amp;quot;ricostruire&amp;quot; la Storia, di sentirla quasi passare di fianco a noi, di riscoprire vite passate e conseguentemente di rivalutare le nostre presenti. Oltre però ad essere, per tutti questi motivi, un incredibile onore, rappresenta anche un importante onere: imperdonabile sarebbe infatti qualsiasi vita dimenticata, trascurata e data in pasto all&amp;#39;oblio. E quella di Giorgio Melli è una storia &amp;quot;salvata&amp;quot; quasi per caso, affiorata tra i relitti di una ricerca compiuta lo scorso anno dai ragazzi del nostro stesso Liceo Ariosto Spallanzani circa suo padre - Benedetto Melli - e sua madre - Lina Jacchia. Questa coppia di ebrei reggiani, ben inseriti all&amp;#39;interno della società, aveva prima dell&amp;#39;inizio delle persecuzioni un negozio di chincaglierie in via Emilia San Pietro, a pochi metri dalla casa in cui viveva, all&amp;#39;epoca numero 28-32 e oggi numero 22, davanti alla quale aggiungiamo la terza pietra di Inciampo della Famiglia Melli. Sì, perché anche la vita di Giorgio è stata annientata dalla Shoah, ma in un modo subdolo, che fa di lui oggi una di quelle &amp;quot;vittime oblique&amp;quot; che troppo spesso non vengono considerate: il fascismo non l&amp;#39;ha ucciso fisicamente, ma ha devastato la sua mente, strappandogli la possibilità&amp;nbsp;di vivere. Andiamo per ordine: Giorgio Melli nasce in via dell&amp;#39;Ospedale numero 4 il 29 Novembre 1919 da Benedetto Melli, commerciante, e Lina Jacchia in Melli, casalinga. La sua vita, almeno durante i primi anni, è tranquilla, e le foto di classe che il nipote di un suo compagno ci mostra rappresentano un ragazzo come tanti altri, sorridente e ricco di amici a cui &amp;ndash; come il compagno stesso raccontava - non disdegna di dare una mano in matematica. Giorgio è infatti un alunno modello, e dopo i primi studi, tra il 1930 e il 1938 frequenta con eccellenti risultati l&amp;#39;antenato della nostra stessa scuola, il Regio ginnasio-liceo Spallanzani: grazie all&amp;#39;archivio scolastico abbiamo perfino avuto la possibilità&amp;nbsp;di vedere le sue pagelle, piene di voti sopra la media, compreso un dieci in Filosofia all&amp;#39;esame di maturità. È proprio dopo l&amp;#39;esame che però la sua vita, così come purtroppo quella di tanti altri, prende una triste direzione: l&amp;#39;estate della maturità, per Giorgio, coincide per l&amp;#39;Italia con quella delle Leggi Razziali, e poco importa se i Melli inizialmente riescono ad essere ebrei discriminati. La famiglia si divide: il ragazzo ha 19 anni, è portato per gli studi, ma in Italia non c&amp;#39;è più futuro per gli Ebrei, e dunque per laurearsi è costretto a trasferirsi in Svizzera, mentre papà&amp;nbsp;e mamma decidono di rimanere in patria. Il figlio in Svizzera, a Losanna, non si smentisce e nel 1943 si laurea in Ingegneria chimica: nella Penisola, però, la situazione è critica, e anche Benedetto e Lina capiscono che è il momento di scappare. Qui i contorni della ricostruzione storica si fanno indefiniti: come già&amp;nbsp;detto l&amp;#39;anno scorso, i coniugi l&amp;#39;8 Dicembre del 1943 vengono arrestati proprio sul confine svizzero, a poche spanne dalla salvezza, e di lì a poco, il 26 Febbraio 1944, muoiono nelle camere a gas di Birkenau. Non sappiamo se davvero il figlio, quel giorno, andò ad accoglierli e vide con i suoi stessi occhi l&amp;#39;arresto e, di fatto, la condanna dei genitori o piuttosto &amp;ndash; com&amp;#39;è più probabile - apprese successivamente la notizia, ma fatto sta che la famiglia non si ricongiunse mai più. Ciononostante, la vita di Giorgio almeno apparentemente continua e il ragazzo si rifugia negli studi, conseguendo una nuova laurea in Scienze Politiche a Ginevra fra il 1944 e il 1948. Ma la guerra è ormai finita, e Giorgio sente che è il momento di tornare, sebbene della sua famiglia non sia rimasto più nessuno. L&amp;#39;unico documento certo relativo a questo periodo è una lettera che Melli scrive a Maria Jose Savoia, offrendosi come precettore dei suoi figli: si tratta senza dubbio di una fonte interessante, anche per il semplice fatto di riportarci parole scritte da Giorgio di proprio pugno, ma che spiega bene come gli ultimi anni di questa vita siano avvolti da una fitta nebbia. È infatti l&amp;#39;unica fonte sicura che abbiamo riguardo alla vita del ragazzo nel dopoguerra, e tutto ciò che sappiamo del suo rientro a Reggio Emilia è che nei primi anni vive presso una famiglia amica dei suoi genitori, che ha costituito per noi la risorsa più importante in questa ricerca. Sappiamo comunque abbastanza da poter raccontare di come il dolore piano piano si impossessi di Giorgio e il ragazzo inizi a manifestare sempre più frequenti segnali di disagio psichico, sintomo di una mente ferita e sanguinante. La situazione degenera definitivamente e, dopo anni di ricovero in Villa Santa Chiara a Verona la vita, nel 1977, lo abbandona in quella stessa clinica. Una vita segnata, un futuro probabilmente luminoso stracciato dal dolore che conduce alla pazzia. No, non ci si poteva dimenticare di Giorgio.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;E&amp;rsquo; durante la soleggiata mattinata dello scorso mercoledì 13 gennaio che ha avuto luogo la cerimonia della posa delle pietre d&amp;rsquo;inciampo. Giorgio Melli, il ragazzo di cui noi studenti di 5D ci siamo occupati, non è stato l&amp;rsquo;unico destinatario della commemorazione. In realtà, l&amp;rsquo;intera giornata di mercoledì, con inizio a Correggio e fine a Castelnuovo Monti, ha voluto ricreare un piccolo viaggio della memoria all&amp;rsquo;interno dei luoghi più vicini a noi: la città e le province che viviamo, fin troppo spesso sottovalutate. Noi abbiamo avuto la fortuna di partecipare alle pose avvenute nel centro storico di Reggio. Quattro in tutto. Alla presenza del vicesindaco Matteo Sassi, degli studenti dell&amp;rsquo;istituto Galvani-Iodi e Motti e di alcuni cittadini, il primo appuntamento è in via Cagni 4, di fronte all&amp;rsquo;ultima residenza di Dante Padoa, ebreo reggiano morto di infarto perché braccato dai nazi-fascisti e padre di Lazzaro Padoa, ex allievo e poi docente del nostro liceo. Compare l&amp;rsquo;artista, Gunter Demnig, con gli attrezzi in una mano, e l&amp;rsquo;oggetto più prezioso -la pietra ottonata- nell&amp;rsquo;altra. Ha diffuso in maniera capillare in tutta Europa questo splendido modo di fare arte. Fare arte ricordando e facendo ricordare, fare arte facendo inciampare. Ci sono sì un paio di operai che si occupano di creare il buco sul selciato, ma è Gunter che si piega sulle ginocchia, a testa bassa, di fronte ad ogni singola abitazione di tutti coloro ai quali dedica le sue pietre. E&amp;rsquo; Gunter che lavora con le proprie mani nude, che stende lo strato di cemento ed infine posa la pietra, avendo l&amp;rsquo;affettuosa accortezza di pulire minuziosamente le scritte in superficie. Non proferisce parola, solo qualche cenno agli operai. Quasi sicuramente non conosce l&amp;rsquo;italiano, ma sono i suoi occhi e le sue movenze a parlare per lui: appare colmo di umiltà, di dignità, di discrezione. Sembra volersi fare interprete di un fortissimo senso di dovere morale, seppur nella modestia dei suoi modi, e nella gratuità del suo lavoro: la creazione, la diffusione e la posa di questo particolare strumento di inciampo mnemonico è il suo modo per alleggerire idealmente il senso di colpa che tutt&amp;rsquo;ora fa parte della coscienza comune tedesca ed europea.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Mentre l&amp;rsquo;artista lavora, in via Cagni le studentesse del Galvani leggono il frutto delle loro ricerche su Dante Padoa. Terminata la posa, Gunter si allontana, e si mischia alla folla. Le ragazze del Galvani incorniciano la pietra fresca di posa con dei fiori bianchi, come per proteggere, anche se per poco, un punto che da quel momento in poi assume un significato quasi sacro. In seguito, è la volta di via Roma 7, e di Ida Liuzzi, ebrea scomparsa dopo essersi nascosta ad Albinea, in un rifugio ricavato nella casa della sua domestica &amp;ldquo;ariana&amp;rdquo;. Lo stesso gruppo si sposta, e si infoltisce di altri studenti, quelli dell&amp;rsquo;istituto Motti. Finalmente, è la volta di Giorgio Melli, in via Emilia San Pietro 22. Leggere davanti a studenti e cittadini di tutte le età&amp;nbsp;i prodotti della nostra ricerca su quest&amp;rsquo;interessantissima e triste esistenza, è stato un momento di forte intensità ed emozione. Condividere la vita di colui che è stato un ragazzo come noi, e a cui noi tutti ci siamo affezionati col tempo e con la ricerca, ha contribuito al sorgere di un&amp;rsquo;atmosfera seria, commossa, di riflessione. Di memoria, appunto. La posa della pietra destinata a Giorgio viene quindi ultimata a fianco di quelle dei genitori, posate l&amp;rsquo;anno scorso. (La memoria di) Giorgio può finalmente tornare sotto la loro ala protettiva, nel focolare domestico, restituendo così se stesso, amato figlio, ai genitori. Anche tra di noi c&amp;rsquo;è qualcuno che lascia dei fiori bianchi a protezione di questa pietra commemorativa, sprovvista, però, di data di morte. Un&amp;rsquo;omissione simbolica, vista la vita nella quale è stato costretto.&lt;br /&gt;Il viaggio della memoria, per quanto riguarda Reggio centro, termina in via Baruffo 1, e con la memoria di Paolo Bonaventura, docente ebreo e antifascista, morto anch&amp;rsquo;egli nel reggiano. E&amp;rsquo; la volta degli studenti del Motti che, attraverso i loro scritti, lasciano un ulteriore profondo ricordo. Interviene anche il vicesindaco Sassi. Il suo è un discorso carico di compartecipazione e, fra le altre cose, sottolinea ancora una volta l&amp;rsquo;importanza di attività come quella di ISTORECO, l&amp;rsquo;importanza del ricordo e della ribellione contro l&amp;rsquo;oblio, l&amp;rsquo;importanza dell&amp;rsquo;impegno civico, l&amp;rsquo;importanza della storia e dell&amp;rsquo;antifascismo -tutt&amp;rsquo;oggi ancora necessario, l&amp;rsquo;importanza della giusta informazione.&lt;br /&gt;E&amp;rsquo; superato il mezzogiorno, e questa bellissima esperienza è in dirittura d&amp;rsquo;arrivo. La folla si dirada, il nostro ritorno a casa è positivamente pensieroso. Gunter scompare nella discrezione così com&amp;rsquo;è apparso, pronto a creare altre pietre, per commemorare altre vite e rievocare altre storie, senza dimenticarsi mai di ricordare, senza stancarsi di far inciampare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 08 Feb 2016 10:31:06 +0000</pubDate>
 <dc:creator>admin</dc:creator>
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    <title>Mostra &quot;Disegna ciò che vedi&quot;</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/mostra-disegna-ci-che-vedi</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;La prigionia, la deportazione, viste con gli occhi di una bimba, disegnate con il talento dell&amp;rsquo;artista. Un&amp;rsquo;esposizione basata sui disegni che la giovane ebrea Helga fece nel campo di Terezin dal 1941, su esortazione del padre con cui era stata imprigionata lì assieme a tutta la famiglia. &amp;ldquo;Disegna ciò che vedi&amp;rdquo;, le disse consapevole che il talento grafico della ragazza avrebbe potuto essere una delle pochissime testimonianze a sopravvivere a quei giorni.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;/sites/ilfuturononsicancella.it/files/cartolina_helga_front.pdf&quot; style=&quot;width: 250px; height: 352px; float: left; margin-right: 10px; margin-left: 10px;&quot; /&gt;Il risultato è una serie di tavole che ancora oggi rappresentano la prima dimostrazione della bravura di Helga Weissová-Hošková, poi diventata un&amp;rsquo;artista conosciuta al grande pubblico. &amp;ldquo;Disegna ciò che vedi &amp;ndash; Helga Weissová da Terezin i disegni di una bambina&amp;rdquo; sarà aperta dal 17 gennaio al 7 febbraio 2016, in coincidenza con il Giorno della Memoria e con la breve visita della stessa Helga a Reggio: la Weissovà sarà infatti in città il 26 e il 27 gennaio 2016 per incontrare gli studenti del Viaggio della Memoria.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Disegna ciò che vedi, furono le parole di mio padre dopo che gli avevo portato di nascosto, all&amp;rsquo;interno del campo maschile, il disegno di un pupazzo di neve. Era il dicembre 1941, poco dopo il nostro arrivo a Terezin. Il pupazzo di neve sarebbe rimasto il mio ultimo disegno veramente infantile. Spinta dalle parole di mio padre mi sentii chiamata, da quel momento in poi, a rappresentare nei miei disegni la vita quotidiana del Ghetto&amp;rdquo;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;Helga Weissová&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;&lt;strong&gt;Inaugurazione: domenica 17 gennaio 2016 ore 10&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;Apertura:&amp;nbsp;&lt;br /&gt;venerdì 22 gennaio, 29 gennaio e 5 febbraio &lt;em&gt;dalle 10 alle 13&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;sabato 23 gennaio, 30 gennaio, 6 febbraio &lt;em&gt;dalle 17 alle 20&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;domenica 17 gennaio, 24 gennaio, 31 gennaio, 7 febbraio &lt;em&gt;dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;Possibilità di prenotare visite guidate per scuole e gruppi fuori dall&amp;rsquo;orario di apertura.&lt;/p&gt;&lt;div&gt;Le visite hanno la durata di 60&amp;rsquo; al costo di 55 Euro iva incl.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Per le classi partecipanti al Viaggio della Memoria la visita è&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;gratuita.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%&quot;&gt;Per informazioni e prenotazioni:&lt;br /&gt;Alessandra Fontanesi tel. 3351294582&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;mailto:didattica@istoreco.re.it&quot;&gt;didattica@istoreco.re.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Elisabetta Del Monte tel. 3316171740&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;mailto:segreteriadidattica@istoreco.re.it&quot;&gt;segreteriadidattica@istoreco.re.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 07 Dec 2015 08:23:28 +0000</pubDate>
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    <title>Diario di viaggio</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/diario/diario-di-viaggio</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Un viaggio è anche da raccontare, e non solo da affrontare. E da raccontare insieme, unendo emozioni, ricordi e pensieri.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Per raccontare il Viaggio della Memoria 2016, è stata creata una redazione itinerante, formata dallo staff di Istoreco, da studenti e da chiunque voglia dare una mano.&lt;br /&gt;Nell&amp;rsquo;albergo a Praga la sala Smetana al primo piano diventerà redazione e sarà aperta a tutti, per preparare testi, elaborare foto e discutere di quanto visto durante la giornata. Lo scopo, realizzare articoli per la Gazzetta di Reggio e per altre testate, aggiornare il sito, la pagina Facebook e il profilo Twitter del Viaggio e raccontare l&amp;rsquo;esperienza che si sta vivendo. La porta della redazione è sempre aperta!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Diventa FAN e condividi coni tuoi amici la tua esperienza durante il Viaggio della Memoria.&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/ViaggiMemoriaIstoreco&quot;&gt;www.facebook.com/ViaggiMemoriaIstoreco&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 19 Oct 2015 08:33:35 +0000</pubDate>
 <dc:creator>admin</dc:creator>
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    <title>Pietre d’inciampo </title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/2016/pietre-d-inciampo</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;&lt;p&gt;Mercoledì 13 gennaio 2016 Istoreco ha inaugurato dieci nuove pietre d&amp;#39;inciampo, le opere d&amp;#39;arte collettive posate per ricordare persone che sono morte a causa della persecuzione nazi-fascista, nei loro paesi come nei campi di prigionia e sterminio, sistemate nei luoghi dove hanno vissuto liberamente per l&amp;#39;ultima volta. La posa vera e propria è stata effettuata dall&amp;#39;artista tedesco Gunter Demnig, l&amp;#39;ideatore delle pietre d&amp;#39;inciampo, che si occupa personalmente di posarle una a una.&lt;/p&gt;&lt;div&gt;I nomi dei deportati ora sono inscritti davanti alle loro case. Saranno segni della memoria che invitano il passante a fermarsi, a leggere e a non dimenticare queste persone, questi nostri vicini di casa, umiliati, privati dei diritti, arrestati, deportati.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Dopo la prima iniziativa del 2015, il 13 gennaio 2016 è arrivata la seconda tornata, con dieci pietre, due a Correggio, quattro a Reggio Emilia e quattro a Castelnovo Monti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L&amp;#39;evento fa parte della preparazione del Viaggio della Memoria 2016, ed è stato anticipato da un percorso di ricerca assieme alle scuole superiori dei tre luoghi, per arrivare con una maggiore conoscenza delle vite delle persone ricordate. Si sono svolti piccoli laboratori di lavoro collettivo per ri-costruire la biografia di ognuno di queste vittime della persecuzione, visitando le loro vie e cercando notizie negli archivi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le nuove Pietre di inciampo le trovate a:&lt;/p&gt;&lt;div&gt;Reggio Emilia&lt;br /&gt;Casa di Dante Padoa, Via Cagni 4&lt;br /&gt;Casa di Ida Liuzzi, Via Roma 7&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Casa di Giorgio Melli, Via Emilia San Pietro 22&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Casa di Paolo Bonaventura, Via Baruffo 1&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Castelnovo Monti&lt;br /&gt;Casa di Inello Bezzi, Via U. Monti 9&lt;br /&gt;Casa di Ugolino Simonazzi, Via Roma 80&lt;br /&gt;Casa di Ermete Zuccolini, Vicolo Costole 2&lt;br /&gt;Casa di Francesco Toschi, Via 1&amp;deg; maggio 2&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Correggio&lt;br /&gt;Casa di Gilda e Claudio Sinigaglia, Via Mandrio (angolo Via San Martino)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Video del 13 gennaio 2016 di Enrico Rossi sul sito di Gazzetta di Reggio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe class=&quot;rep-video-embed&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;387&quot; scrolling=&quot;no&quot; src=&quot;http://video.gelocal.it/embed/gazzettadireggio/locale/posate-dieci-nuove-pietre-d-inciampo-a-reggio-emilia/51225/51322&amp;amp;width=640&amp;amp;height=360&quot; width=&quot;640&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Prima, però, si sono svolti con alcune classi dei laboratori di ricerca per ri-costruire la biografia di ognuno di queste vittime della persecuzione reggiane.&lt;br /&gt;Abbiamo voluto visitare le loro vie e cercare notizie negli archivi.&amp;nbsp;Si trattava di incontri di 2 ore, nei locali della scuola e negli archivi del Comune. Hanno partecipato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Castelnovo Monti Istituto Carlo Cattaneo/Aldo dall&amp;#39;Aglio e Istituto Nelson Mandela&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Correggio Classe 4B classico del Liceo Rinaldo Corso&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;ultimo incontro: Sabato 09 gennaio 2016&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;Reggio Emilia&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Classe 5C Liceo Ludovico Ariosto&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Reggio Emilia con Classe 5D Istituto Angelo Motti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Classe 5H Istituto Angelo Motti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Classe 4E Istituto Galvani - Don Zefirino Iodi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gruppo di lavoro per Istoreco:&amp;nbsp;Monica Barlettai, Gemma Bigi, Elisabetta Del Monte, Alessandra Fontanesi, Cleo Pignedoli, Steffen Kreuseler, Matthias Durchfeld&lt;/p&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Vedete qui un breve filmato sulla posa delle Pietre d&amp;#39;inciampo a Reggio Emilia e Correggio nel 2015 tratto dal documentario &amp;quot;Pullman 16&amp;quot; di Silvia Degani e Paolo Borciani sul Viaggio della Memoria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/Bpg9TrhyUHo&quot; width=&quot;560&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;&lt;hr /&gt;&lt;p&gt;Cos&amp;rsquo;è una &amp;ldquo;Pietra d&amp;rsquo;Inciampo&amp;rdquo;?&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una piccola targa in ottone (10 x 10 cm) a scopo commemorativo posta su un sanpietrino, che l&amp;rsquo;artista berlinese Gunther Demning installa in tutta Europa davanti alle case in cui le persone arrestate vivevano.&lt;br /&gt;L&amp;#39;iniziativa, diffusa ormai in 17 paesi europei, è partita a Colonia nel 1995 e ha portato finora all&amp;#39;installazione di oltre 50.000 &amp;quot;pietre&amp;quot;, anche in Italia, come per esempio a Roma, Genova, Livorno, Prato, &amp;hellip;&lt;br /&gt;Le Pietre d&amp;rsquo;Inciampo sottolineano il carattere capillare della deportazione, il legame di tutte le nostre città con i campi nazisti di concentramento e di sterminio, svelano spesso una collaborazionde da parte dei fascisti locali, e, soprattutto, danno nome e luogo ad una persona. Ritorna la vita che prima dell&amp;#39;assassinio c&amp;#39;era.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Mon, 19 Oct 2015 08:00:00 +0000</pubDate>
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    <title>Laboratorio di scrittura</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt;Laboratorio di scrittura 2016&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Wed, 07 Oct 2015 13:34:31 +0000</pubDate>
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