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    <title>01 marzo</title>
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    <title>Per non dimenticare.</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Davide Tamagnini, Liceo Spallanzani Reggio Emilia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Una lacrima mi segna l&amp;#39;anima: solo ora capisco quanto la fragilità e le difficoltà abbiano fortificato i cuori degli uomini oppressi!!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L&amp;#39;umanità non dovrà più scordare il rispetto e l&amp;#39;amore fraterno se davvero vorrà superare gli orrori del passato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per non dimenticare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 23:38:48 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Ieri sono tornata a Terezin</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Giulia Galaverni, Liceo Spallanzani Reggio Emilia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/bagno_piccola.jpg?itok=6I7GJg_a&quot; alt=&quot;Bagno nella Fortezza piccola di Terezin&quot; title=&quot;Cosiddetto bagno nella Fortezza piccola di Terezin, campo di concentramento&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Ieri per la seconda volta sono tornata a Terezin, ancora una volta mi sono emozionata, ma in modo diverso; diversi sono stati i tipi di sentimenti, diversa la loro intensità. La prima volta che ci sono andata era estate, un giorno afoso, nel paese il sole confondeva l&amp;#39;asfalto e le case, il cielo e i campi: ho provato tanta rabbia per un&amp;#39;ingiustizia così inutile, così paurosamente studiata nei minimi dettagli, ma non sono riuscita a prendere pienamente coscienza di quello che stavo vedendo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Solo ieri, ritornataci in inverno, dove questa volta era il freddo ad avvolgere il freddo nella sua bianca atmosfera, solo ieri penso di aver capito un po&amp;#39; di più il sentimento di angoscia e rassegnazione vissuto da migliaia di persone. Non è più rabbia la mia, ma incredulità per qualcosa che nessun uomo o donna avrebbe mai immaginato di poter vivere o poter raccontare.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 23:32:46 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Non è un esordio rituale, ma molto sentito</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Federico Franzoni, IVD Liceo Spallanzani Reggio Emilia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/tutti_pronti_per_terezin.jpg?itok=8oY56xWb&quot; alt=&quot;Tutti pronti per Terezin&quot; title=&quot;Arrivando a Terezin, in mano il quaderno di Viaggio &quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Ringrazio inizialmente Istoreco - e tutti i suoi sostenitori - perchè anche quest&amp;#39;anno hanno organizzato il &amp;quot;Viaggio della Memoria&amp;quot; per la provinica di Reggio Emilia.&lt;br /&gt;Sottolineo che non è un esordio rituale, ma molto sentito, non solo da me, vista l&amp;#39;alta partecipazione all&amp;#39;iniziativa.&lt;br /&gt;Inoltre ringrazio il mio professore di storia, Lorenzo Capitani per averci accompagnato in questa gita d&amp;#39;istruzione, ma sopratutto per le lezioni e gli incontri organizzati in preparazione a questa visita.&lt;br /&gt;Data l&amp;#39;esperienza così forte che abbiamo affrontato sento la necessità di riportare una mia breve riflessione.&lt;br /&gt;Giovedì abbiamo visitato la città-ghetto di Terezin, il cuore della nostra gita; ritengo importante ricordare la particolarità di questo luogo, perchè non rispecchia l&amp;#39;idea comune di lager.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Non vi sono infatti né recinzioni di filo spinato né baracche di legno.&lt;br /&gt;Se uno non conoscesse la sua storia la vedrebbe come una normale città non sapendo, quindi, che lì, appena settanta anni fa, morirono decine di migliaia di persone e altrettante ne partirono per i campi di sterminio.&lt;br /&gt;Dovrebbe sorgere sopontanea - ma purtroppo non sempre lo è - una riflessione sull&amp;#39;importanza dello studio della storia e del suo ricordo.&lt;br /&gt;Spetta a noi, dunque, per il rispetto del passato, non dimenticare ciò che abbiamo visto di persona ed inoltre portare la nostra testimonianza diretta all&amp;#39;attenzione di tutti, perchè non si ripeta più ciò che è stato fatto a quelle persone.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 23:23:12 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Ti rimane impresso nell&#039;anima</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Riccardo Spaggiari e Enrico Ferrari, 5E Istituto Zanelli Reggio Emilia &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/stazione_terezin.jpg?itok=yXZL52HV&quot; alt=&quot;Binari ferroviari al Ghetto di Terezin&quot; title=&quot;Binari ferroviari al Ghetto di Terezin&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Camminando tra i vicoli del ghetto e all&amp;#39;interno della fortezza piccola si respira un aria &amp;quot;strana&amp;quot; molto cupa che ti penetra all&amp;#39;interno del cuore e fa fatica ad andarsene, ti rimane impresso nell&amp;#39;anima e resterà sempre impresso in me e sono sicuro che non lo dimenticherà nessun uomo che ha visitato luoghi del genere.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si capisce che durante il nazismo queste persone deportate non erano considerate persone ma nemmeno animali.&lt;br /&gt;Secondo me nemmeno gli oggetti erano trattati in questo modo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel pomeriggio ho visitato il ghetto, vedendolo non si capisce che solamente settanta anni fà vivevano persone che stavano aspettando la morte, e ancora più impressionate a parer mio è il fatto che si cammina in luoghi dove sotto il terreno sono sepolte migliaia di persone, le quali sono morte in condizioni disumane.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;- Riccardo -&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Camminare sui sassi sulla terra toccare i muri e gli oggetti che 70 anni fa toccarono gli ebrei e i prigionieri rinchiusi a Terezin fa pensare fino a dove può arrivare la crudeltà umana.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Possiamo solo sperare che, &amp;quot;coltivando&amp;quot; le nuove generazioni, quanto accaduto sotto il regime di Hitler non accada mai più! &amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;- Enrico -&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 23:10:14 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Il profumo della morte  </title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/archivio/diario/01-marzo/il-profumo-della-morte</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Beatrice Ferrari, 5E Istituto Zanelli Reggio Emilia  &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Oggi,1 Marzo 2013, la mia classe ed io abbiamo visitato il campo di Terezin, costituito dalla fortezza grande e dalla fortezza piccola.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Arrivati, la prima impressione che abbiamo avuto è stata di desolazione, di vuoto e di morte. Si poteva sentire, già da lontano, l&amp;#39;odore e la sensazione che il forno crematorio della fortezza grande funzionasse e bruciasse carne umana.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I campi incolti, le mura alte ed imponenti, i colori forti ed opachi allo stesso tempo, ci hanno dato la sensazione concreta che lì la morte fosse un fattore predominante, predestinato a ciò che effettivamente venne fatto.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Prima abbiamo visitato la fortezza piccola, destinata ai carcerati ed, successivamente, ai prigionieri di guerra; solo entrando dentro alla fortezza, abbiamo provato un senso di mancanza d&amp;#39;aria, di chiuso e, visitando le celle, abbiamo trovato conferma delle nostre impressioni.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Attraversare il lungo cunicolo sotterraneo ci ha caricati di adrenalina e di tensione, ciò che non volevano far provare i tedeschi per non far capire ai detenuti che la loro fine era giunta. Facendo il giro al contrario, abbiamo incontrato dapprima il tunnel, poi il patibolo ed infine l&amp;#39;ingresso da cui entravano: abbiamo, comunque, vissuto momenti di tensione e di sconforto per quanto accadeva a chi era imprigionato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Poi siamo passati alla fortezza grande e non ci siamo nemmeno accorti che eravamo dentro. La sensazione era come se fosse una sorte di città deserta, priva di vita. E abbiamo avvertito l&amp;#39;odore di bruciato.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Abbiamo visitato la ex-scuola dei bambini e abbiamo visto i nomi di coloro che sono morti ed i disegni che facevano per ricordare la vita che avevano vissuto prima di essere relegati nel ghetto e per dimostrare alle generazioni future cosa dovevano subire in un luogo dove vivevano 60000 persone in 4 km quadrati. Uno spazio così limitato tanto da destar rabbia e amarezza.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I disegni che facevano esprimono con chiarezza come vivevano quei momenti di reclusione, lontani dai genitori e dalla loro infanzia.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Abbiamo visto come vivevano le donne, in stanze piccole dove le malattie pullulavano e dove morivano, lasciando solo le poche cose che tenevano strette al petto con forza e grinta per riuscire a sopravvivere giorno dopo giorno.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Infine, dopo aver girato alcuni altri luoghi, siamo arrivati al forno crematorio ed ancora la sensazione di bruciato ci ha colpiti; l&amp;#39;impatto, però, ad entrare dentro in quell&amp;#39;edificio, ha, almeno, colpito me.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Entrando, abbiamo visto la sala dell&amp;#39;autopsia, con alcune barelle dove sono stati posti alcuni garofani bianchi in ricordo ed in memoria.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E l&amp;#39;impressione dei forni stessi, dove venivano bruciati i corpi delle persone morte naturalmente, mi ha lasciato un senso di amarezza e un nodo in gola che mi è rimasto fino alla fine della visita.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Abbiamo chiuso, però, con una speranza per il futuro: quel piccolo figlio dell&amp;#39;acero piantato dai bambini morti ci lascia un tangente messaggio di possibilità che tutto ciò non accada più e che, comunque, il ricordo non sia necessariamente legato alla sola morte ma anche ai sorrisi ed ai disegni dei bambini che hanno vissuto in quei luoghi senza sapere come era il mondo esterno e che sono riusciti a sopravvivere ed a testimoniare in prima persona quei momenti di mancata spensieratezza.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non si può solo pensare al peggio perchè, seppur questo sia stato un Viaggio della Memoria vissuto minuto dopo minuto con attenzione e partecipazione il dolore che hanno provato, c&amp;#39;è la speranza che le nuove generazioni imparino dagli errori del passato e non compiano più atrocità così disumane.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 22:59:52 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Esperienza ed emozioni  </title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Michael Petrolini e Alessandro Manfredi, 2C Liceo Ariosto Reggio Emilia  &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/cripta2_v3_0.jpg?itok=XLGUSCsd&quot; alt=&quot;Cripta di S. Metodio e Ciril&quot; title=&quot;Visita alla cripta di S. Metodio e Ciril dove si sono nascosti i paracadutisti dell&amp;#039;operazione Anthoropoid&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Che dire di questa gita a Praga? E&amp;#39; stata sicuramente un&amp;#39;esperienza di notevole spessore storico-culturale, ricca di spunti riflessivi e momenti forieri di grandi emozioni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questa città, il fascino della quale abbiamo potuto riscontrare nelle svariate ore di tempo libero, ha consentito di farci avvicinare ad argomenti a noi remoti che interessano ancora il nostro presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delle varie esperienze affrontate in questi giorni, ci ha colpiti in modo particolare la visita ai luoghi relativi all&amp;#39; operazione Anthropoid: qui abbiamo provato, con l&amp;#39;intento di liberarci dai vincoli del mero spettatore della storia, un insolito brivido dovuto all&amp;#39;ardore e alla convinzione di un numero tanto ristretto di cittadini al fine di difendere la propria dignità dinanzi alla vile oppressione nazista e all&amp;#39;indifferenza generale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 01 Mar 2013 22:52:14 +0000</pubDate>
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