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    <title>22 febbraio</title>
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    <title>Pensavo di essere pronta e consapevole...</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/archivio/diario/22-febbraio/pensavo-di-essere-pronta-e-consapevole</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Asia Carra, 4T Istituto Russell Guastalla&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/specchi_cella.jpg?itok=BAUrp_ml&quot; alt=&quot;Nel bagno della Fortezza piccola&quot; title=&quot;Visita alla Fortezza piccola di Terezin, il bagno&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Sono cresciuta con i racconti di un nonno partigiano, con i racconti di un uomo che ha lottato per libertà del suo paese&amp;nbsp;ed il futuro della sua faamiglia. E&amp;#39; riuscito a trasmettermi tutte le sensazioni che ha provato in quegli&amp;nbsp;interminabili due anni: paura, in certi casi euforia, rancore. Pensavo di essere pronta e consapevole del viaggio che&amp;nbsp;stavo per intraprendere: non la ero. Terezin mi ha fortemente colpito, prima di arrivare a Praga conoscevo la&amp;nbsp;storia delle rivoluzioni &amp;nbsp;ma non erano ben chiari le motivazioni della rivolta alla soffocante dittatura.&lt;/p&gt;&lt;div&gt;Quegli uomini, se così si possono chiamare, sono riusciti a eliminare il diritto, che a mio parere é il più importante&amp;nbsp;in assoluto, il diritto alla libertà. Considero il Viaggio della Memoria la migliore esperienza che io abbia&amp;nbsp;compiuto nella mia breve vita da diciottenne. Tutti dovrebbero intraprendere un viaggio del genere, studiando&amp;nbsp;e conoscendo dal vivo i terribili errori passati, noi giovani possiamo evitare che questi accadono nel nostro futuro.&lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 22 Feb 2013 23:30:50 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Sensazioni a Terezin</title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Erika Mordacci e Elena Schiaretti, Liceo D&amp;#039;Arzo Montecchio Emilia  &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/5b_liceo_darzo.jpg?itok=P6SX1-V1&quot; alt=&quot;Fiori sui binari&quot; title=&quot;Un ricordo individuale lasciato dai studenti reggiani alla Fortezza grande di Terezin, Ghetto Theresienstadt&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Ormai il nostro viaggio è giunto al termine e oggi, nel freddo di Terezin, abbiamo visitato la Fortezza Grande e quella Piccola. Il freddo ci ha accompagnati per tutto il viaggio senza lasciarci un secondo e durante la visita ci ha permesso di capire, in parte, che sofferenza i prigionieri possano aver provato in condizioni ben peggiori delle nostre.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L&amp;#39;impatto emotivamente più forte è avvenuto quando abbiamo visto i forni crematori, poiché risulta difficile comprendere come uomini possano compiere queste azioni così brutali e disumane nei confronti di altre persone. Un altro momento toccante è stata la sosta davanti all&amp;#39;albero in memoria dei bambini morti nel lager, in cui altri ragazzi prima di noi hanno lasciato i garofani bianchi come simbolo di memoria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche noi abbiamo lasciato dei fiori nei luoghi che ci hanno colpito maggiormente, come le rotaie della ferrovia e uno dei forni crematori dato che in quei punti sono passate molte persone ed è stato un modo per dimostrare che la nostra memoria comprende tutte le vittime, poiché, come ci ha detto Giulia di Istoreco, &amp;ldquo;non vogliamo delegare la memoria&amp;rdquo;. Noi preferiamo ricordare TUTTI, anche coloro che apparentemente non appartengono alla nostra vita quotidiana ma, facendo parte della nostra storia (ed è un aspetto da non sottovalutare), sono parte di noi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Richiede non poca fatica spiegare le sensazioni provate poiché molti gesti ci appaiono oggi inspiegabili, incomprensibili e folli. Ci riteniamo fortunate ad aver partecipato a questo tipo di viaggio perchè almeno abbiamo approfondito una realtà che, sebbene sia considerata lontana dai nostri tempi, è ancora molto vicina e rischia di essere dimenticata e di conseguenza possono essere persi dei valori insostituibili come il concetto di umanità che tuttora fatica a sopravvivere.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 22 Feb 2013 23:17:10 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Si puo` davvero imparare dalla storia?</title>
    <link>http://www.ilfuturononsicancella.it/archivio/diario/22-febbraio/si-puo-davvero-imparare-dalla-storia</link>
    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Classe 5GBC A, B.U.S. Pascal Reggio Emilia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/binari_gruppo.jpg?itok=VgQFn42c&quot; alt=&quot;Binari ferroviari al Ghetto di Terezin&quot; title=&quot;Ai binari ferroviari durante la visita guidata alla Fortezza grande di Terezin, Ghetto Theresienstadt&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field-item odd&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/citta_binari.jpg?itok=_IgYf7tu&quot; alt=&quot;Ingresso Fortezza grande&quot; title=&quot;L&amp;#039;entrata sud alla Fortezza grande di Terezin, Ghetto Theresienstadt&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;h4&gt;PRIMA DI PARTIRE PER TEREZIN&lt;/h4&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Si può davvero imparare dalla storia o di essa non rimane nulla?&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Desolazione&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Nulla&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ho sempre pensato che tutto ciò non mi riguardasse e che per questo non mi avrebbe toccato minimamente&amp;hellip; oggi vedrò se è davvero così.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Penso che potrà essere confortante e tragico allo stesso tempo pensare che ora è un luogo abitato. Non&amp;nbsp; riesco a capire come la gente riesca a vivere in quei luoghi, mangiare in un ristorante che prima era il refettorio del ghetto: forse loro hanno capito più di me&amp;hellip; Lì vivono e non vogliono dimenticare che ce la si può fare, ma io simultaneamente non ci credo.&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Mi aspetto di vedere una situazione molto differente da quella che uno entrando in un campo di concentramento immaginerebbe, infatti credo di trovare una città viva, brulicante di gente e di idee. Questo mi conforta molto perché le persone nonostante le cose orribili che sono accadute lì sono riuscite a far rivivere la città e contemporaneamente ricordano e rispettano la storia del luogo che non va dimenticata.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;h4&gt;DOPO LA VISITA A TERZIN&lt;/h4&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;E&amp;rsquo; un posto impregnato di un silenzio rumoroso che mi è entrato dentro facendomi scoprire nuove sensazioni. Penso bisogni toccare con mano ed essere faccia a faccia con questi avvenimenti che altrimenti diventerebbero però solo fatti, storia. Un luogo che mi rimarrà.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Mi aspettavo di trovare una cittadina come tante altre invece mi è sembrato un luogo pieno di ricordi che sono stati protetti, giustamente molto bene. Dal racconto della guida emergevano informazioni; dalle immagini dei musei, sensazioni, e alla visione del crematorio, dei binari e del cimitero, angoscia e consapevolezza. Se la prima si sente nei muri e nelle pareti, la seconda da oggi sarà molto più presente in me.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Penso che il razzismo e l&amp;rsquo;odio reciproco tra persone sia ancora troppo alto nel mondo. E&amp;rsquo; bene che si continui a ricordare ciò che è successo, per fare capire ai giovani di oggi a cosa può portare l&amp;rsquo;odio.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Sentire la terra sotto i piedi. Terra dove quei corpi riposano per sempre. Sentire quell&amp;rsquo;atmosfera colma di silenzio impenetrabile. Un rumore umano messo a tacere sotto quella stessa terra da noi calpestata. Trovarsi faccia a faccia con quei disegni, parole, spartiti di musica e tracce indelebili di vite umane. Vite strappate all&amp;rsquo;umanità con un odio ancora difficile per me da capire. La responsabilità di quest&amp;rsquo;esperienza che non dimenticherò mai.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Questa visita mi ha profondamente segnata, anche se non nel modo in cui credevo. Pensavo infatti di rimanere impressionata dalla crudeltà e insensatezza di ciò che avrei visto, ma in verità ciò che mi ha colpito di più è stato vedere le manifestazioni di forza che queste persone avevano quotidianamente. Ciò si può constatare nei vari disegni, nelle quali queste persone riuscivano persino a fare ironia sulla propria situazione.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 22 Feb 2013 23:07:42 +0000</pubDate>
 <dc:creator>viaggio della memoria</dc:creator>
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    <title>Paura del passato </title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Astrid Iannò – Scaruffi Reggio Emilia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/terezin_-_fortezza_piccola_-_lapidi_innevate.jpg?itok=6HCQDDcJ&quot; alt=&quot;Visita Fortezza piccola&quot; title=&quot;Un momento della visita guidata alla Fortezza piccola Terezin&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; &quot;&gt;A volte, non si vuole guardare in faccia il passato perché fa troppa paura. Oggi, nelle fredde stanze del complesso di Terezin, ho visto delle camere spoglie e per nulla belle. Ma ancora meno bella era l&amp;#39;aria di morte e malattia che vi si respirava all&amp;#39;interno. Quelle persone sono morte senza avere colpa alcuna. Non hanno nemmeno potuto conservare il loro nome. Una cosa del genere non dovrà mai più accadere. La verità è che secondo me, tra persone civili, dovrebbe esistere solo amore. Non odio, non violenza, non cattiveria. Solo amore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 22 Feb 2013 18:51:57 +0000</pubDate>
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    <title>Guardare il nulla  </title>
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    <description>&lt;div class=&quot;field field-name-field-autorin field-type-text field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;Giulia Giordano – Radio Rumore  &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-field-bild field-type-image field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;&lt;img class=&quot;adaptive-image&quot; typeof=&quot;foaf:Image&quot; src=&quot;http://www.ilfuturononsicancella.it/sites/ilfuturononsicancella.it/files/styles/node-responsive/adaptive-image/public/giulia_lidice.jpg?itok=Dl1kbA4i&quot; alt=&quot;Oggetto museo di Lidice&quot; title=&quot;Una delle ultime tracce del paese di Lidice (Museo del Memoriale)&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field-item even&quot; property=&quot;content:encoded&quot;&gt; &lt;p&gt;Al termine della giornata di oggi mi sono fermata a riflettere su ciò che abbiamo visto a Lidice: il nulla. L&amp;rsquo;incapacità di guardare avanti, di immaginarsi un futuro, tornando a casa e vedendo che non è rimasto nulla.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lidice era un paese appena fuori Praga, che all&amp;rsquo;apparenza non aveva nulla di diverso dagli altri paesi dove si lavorava nelle miniere o nei campi. Perché parlo al passato? Perché oggi di Lidice non è rimasto nulla, solo un albero e le donne sopravvissute al campo di Ravensbruck.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La notte del 10 giugno 1942 Adolf Hitler emana l&amp;rsquo;ordine di radere al suolo Lidice, perché due persone originarie del paese sono ritenuti responsabili dell&amp;rsquo;attentato ad Heydrich. Si trattava di un errore, di un malinteso, che però i tedeschi della Gestapo non ebbero il coraggio di ammettere al Fuhrer. Così misero in atto la decisione di distruggere il paese, uccidere tutti gli uomini, trasferire le donne, separate dai loro figli, a Ravensbruck e, dopo aver selezionato i bambini pronti per la germanizzazione, gli atri sarebbero stati gasati immediatamente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le donne, come Miloslava Kalibovà, hanno vissuto nella sofferenza nel campo di Ravensbruck, malnutrite, circondate dai pidocchi e dalle malattie, alcune venivano utilizzate anche come cavie per i medici, tutto senza sapere dove fossero i loro bambini e i loro mariti. Solo alla fine della guerra hanno scoperto di aver vissuto nella speranza di riabbracciare i propri figli inutilmente, poiché sono stati tutti gasati quasi subito dopo la strage del 10 giugno. C&amp;rsquo;era solo una speranza nei bambini che sono stati adottati dalle famiglie tedesche, quelli degni della germanizzazione, che ormai avevano completamente dimenticato i loro nomi, la loro lingua e, i più piccoli, il loro passato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La notte del 10 giugno 1942 sono state cancellate le tracce di un paese che non aveva colpe, sono state stroncate le vite di 82 bambini che, con i loro visi scolpiti nel monumento che veglia sulla collina, ci ricordano che questo è un evento particolarmente simbolico. E&amp;rsquo; come se i loro volti volessero rappresentare tutti i bambini maltrattati e uccisi nei campi, ma c&amp;rsquo;è solo uno sguardo che può far comprendere la sofferenza degli abitanti di Lidice: quello di una madre che non sa se potrà riabbracciare il proprio figlio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Miloslava Kalibovà, nel &amp;rsquo;42 quasi ventenne, ha condiviso con noi la sua terribile esperienza della distruzione di Lidice e del campo di Ravensbruck.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
     <pubDate>Fri, 22 Feb 2013 18:37:06 +0000</pubDate>
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